
SBTi e l’apertura al mercato dei crediti di carbonio per lo Scope 3
Negli ultimi mesi, la proposta del Board of Trust della Science Based Targets initiative (SBTi) di considerare l’utilizzo di crediti di carbonio per mitigare le emissioni lungo la filiera (Scope 3) ha suscitato numerose reazioni, sia all’interno che all’esterno dell’organizzazione.
Questa apertura ha sollevato preoccupazioni tra i membri del comitato tecnico di SBTi, che temono possa allontanare le aziende dalle azioni di riduzione delle emissioni dirette, considerate essenziali per un’efficace strategia climatica.
Anche scienziati e ambientalisti hanno manifestato timori che l’utilizzo di crediti di carbonio possa incentivare il “business as usual”, riducendo il ritmo della decarbonizzazione strutturale.

Cos’è SBTi e qual è lo standard per la decarbonizzazione?
La Science Based Targets initiative (SBTi) è stata fondata nel 2014 grazie alla collaborazione tra UN Global Compact, World Resources Institute (WRI), CDP e WWF, con l’obiettivo di supportare la decarbonizzazione aziendale. Oggi SBTi rappresenta uno standard globale per la riduzione delle emissioni aziendali, con oltre 5.000 aziende partecipanti, e si basa su criteri scientifici rigorosi per garantire un contributo concreto al contenimento del riscaldamento globale al di sotto dei 2 °C, e, idealmente, a 1,5 °C, come stabilito dall’Accordo di Parigi. L’approccio SBTi si concretizza nel Corporate Net Zero Standard, una guida che spinge le aziende a dare priorità alla riduzione delle emissioni nelle proprie operazioni dirette (Scope 1 e 2) e lungo la filiera indiretta (Scope 3). Solo le emissioni residue e inevitabili possono essere compensate, e solo come ultimo step, in linea con una gerarchia di mitigazione ben definita.L’iniziativa di Natù e CCarbon per crediti di carbonio tracciati e certificati
In Italia, l’iniziativa “Un albero per il futuro,” promossa da Natù e validata secondo gli standard della piattaforma CCarbon, offre una soluzione innovativa e allineata agli standard globali di sostenibilità, orientata alla riforestazione e alla compensazione di emissioni a livello nazionale. Questo progetto, patrocinato dal Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, ENEA e da ANCI, permette alle aziende italiane di ottenere crediti di carbonio locali e certificati, derivanti direttamente da progetti di riforestazione. Attraverso CCarbon, le aziende possono finanziare progetti di riforestazione in Italia, ottenendo crediti di carbonio non solo tracciati, ma anche certificati e verificati, così da garantire che ogni investimento contribuisca effettivamente alla riduzione delle emissioni di CO2. La trasparenza e la tracciabilità dei crediti rappresentano una garanzia di qualità, fornendo alle aziende strumenti concreti per compensare le proprie emissioni e sostenere iniziative locali di sostenibilità ambientale e sociale.
Il ruolo dei crediti di carbonio in SBTi e nella Beyond Value Chain Mitigation
La posizione di SBTi sul tema dei crediti di carbonio è stata sempre prudente: SBTi ammette che i crediti di carbonio possano essere utilizzati per compensare solo le emissioni inevitabili, dopo aver adottato misure significative di riduzione delle emissioni. La guida Beyond Value Chain Mitigation (BVCM) incoraggia le aziende a investire in progetti climatici che vanno oltre la loro catena del valore, favorendo così un impatto positivo anche al di fuori delle loro operazioni dirette. In questo contesto, l’iniziativa di Natù e CCarbon rappresenta un esempio concreto di come i crediti di carbonio possano diventare uno strumento di responsabilità ambientale, promuovendo un’azione climatica che allinea il beneficio locale con l’obiettivo globale della decarbonizzazione.La sfida dello Scope 3 e l’approccio di Natù
Per molte aziende, le emissioni Scope 3 — che comprendono le emissioni indirette lungo l’intera catena del valore, generate dai fornitori e dai consumatori finali — rappresentano una sfida significativa. La gestione di queste emissioni richiede infatti trasformazioni operative profonde e una collaborazione continua con i fornitori per rispettare i criteri di sostenibilità. Secondo uno studio recente di SBTi, oltre il 50% delle aziende intervistate ha indicato le difficoltà di misurazione e monitoraggio delle emissioni Scope 3 come uno degli ostacoli principali per il raggiungimento del Net Zero. Natù fornisce una soluzione concreta per la misurazione delle emissioni scope 3 e, grazie alla validazione dei crediti di carbonio certificati, è poi possibile compensare parte delle loro emissioni.
Le prospettive per il mercato dei crediti di Carbonio
Il progetto “Un albero per il futuro” di Natù e la piattaforma CCarbon offrono un nuovo modello di compensazione delle emissioni fondato su trasparenza e tracciabilità, che potrebbe diventare un riferimento per altre iniziative nazionali.
Attraverso la piattaforma CCarbon, Natù propone un modello di sostenibilità che integra la riforestazione e la compensazione in una strategia di lungo termine, che mira a migliorare l’ambiente e a sostenere le comunità locali. Attraverso questo sistema, le aziende italiane possono giocare un ruolo attivo e positivo nella mitigazione del cambiamento climatico, promuovendo un modello di sostenibilità che guarda alle esigenze globali e locali.
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Fonti
Report annuale SBTi 2024“Crediti di Carbonio e Decarbonizzazione,” Green Report ItaliaGuida Corporate Net Zero Standard, SBTi
"Un albero per il futuro": Natù e CCarbon, piattaforma ufficiale“Compensazioni locali per la sostenibilità,” Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza EnergeticaBeyond Value Chain Mitigation, SBTi
Report SBTi – Scope 3 Challenges