Rischio climatico: Italia sul podio

Rischio climatico: Italia sul podio

L’Indice sul Rischio Climatico (Climate Risk Index) è il report redatto dall’ONG Germanwatch che classifica i paesi in base all’impatto umano ed economico degli eventi meteorologici estremi. Nell’edizione di quest’anno, che evidenzia un sensibile aumento delle perdite, l’Italia risulta tra i paesi più colpiti, con un preoccupante terzo posto dopo Pakistan e Belize. Questo dato non solo sottolinea la crescente vulnerabilità del nostro Paese agli effetti del riscaldamento globale, ma evidenzia anche l’urgenza di affrontare il rischio climatico sul piano politico.

I numeri del monitoraggio

Dal 1993 al 2022 il mondo ha visto 9.400 eventi meteorologici estremi, con oltre 765.000 vittime dirette e perdite economiche che ammontano a circa 4,2 trilioni di dollari (corretti per l’inflazione). Questi eventi includono inondazioni, tempeste, ondate di calore e siccità, fenomeni che non solo devastano le comunità, ma hanno anche un impatto duraturo sull’economia globale.
Le tempeste sono state responsabili del 35% delle morti, seguite dalle ondate di calore (30%) e dalle inondazioni (27%). Quest’ultime, in particolare, hanno colpito oltre la metà delle persone coinvolte negli eventi, mentre le tempeste hanno provocato la perdita economica maggiore, pari al 56% del totale, ossia circa 2,33 trilioni di dollari.

Nel lungo periodo, il CRI mostra chiaramente come i paesi più colpiti possano essere suddivisi in due categorie. La prima include paesi che affrontano eventi estremi rari, come Dominica, Honduras, Myanmar e Vanuatu. La seconda, più numerosa, riguarda paesi che sono regolarmente esposti a eventi estremi, come Cina, India e Filippine. La scienza climatica conferma che il cambiamento climatico aumenta il rischio per entrambe le categorie e contribuisce a trasformare eventi una volta rari in minacce ricorrenti, andando di fatto a normalizzare il fenomeno.

Le cause dietro il rischio climatico

Il cambiamento climatico è responsabile di una maggiore frequenza e intensità degli eventi estremi. Le tempeste, le ondate di calore e le inondazioni sono tra i fenomeni più devastanti, e la scienza ha ormai abbondantemente confermato quanto l’influenza umana sul clima sia alla base di questo repentino aumento. L’attività industriale, le emissioni di gas serra e l’uso intensivo delle risorse naturali hanno accelerato la crisi climatica, e ora siamo costretti a fare i conti con i danni. La situazione è ancora più grave nei Paesi in via di sviluppo, che sono spesso meno preparati e dotati di risorse insufficienti per affrontare queste sfide.
Nel 2022, il Pakistan ha affrontato il peggior disastro naturale della sua storia, con le inondazioni che hanno colpito tutte le province, sommergendo un terzo del paese. Le forti piogge monsoniche, amplificate da altri eventi atmosferici, hanno causato oltre 1.700 morti, danneggiato due milioni di abitazioni e provocato una crisi umanitaria che ha coinvolto 33 milioni di persone, con perdite economiche superiori ai 30 miliardi di dollari. Le precipitazioni sono state eccezionalmente elevate, con alcune regioni che hanno registrato livelli 4,5 volte superiori alla norma. Le inondazioni hanno isolato i villaggi, rendendo più difficili le operazioni di soccorso, e hanno favorito la diffusione di malattie come colera e malaria. Inoltre, l’insicurezza alimentare è aumentata, colpendo in particolare le regioni più remote.

L’Italia nell’Indice sul Rischio Climatico

L’Italia, al terzo posto tra i Paesi più colpiti, è un chiaro esempio di come anche le nazioni avanzate non siano immuni ai danni causati dal cambiamento climatico. Nonostante le risorse più abbondanti e una maggiore capacità di rispondere alle emergenze, il nostro Paese è esposto a fenomeni estremi che stanno diventando sempre più frequenti e intensi. Dalla crisi idrica alla crescente frequenza di alluvioni e tempeste, gli impatti del cambiamento climatico sono, infatti, ormai visibili in molte regioni.
Nel 2024 sono stati registrati solo nel Belpaese oltre 300 episodi di fenomeni meteorologici estremi, con un incremento di quasi sei volte (+485%) rispetto al 2015. A confermare questa tendenza è l’Osservatorio Città Clima di Legambiente. L’Italia appare divisa tra una cronica carenza idrica, in alcune regioni del sud, e precipitazioni eccessive nel centro e al nord, con l’Emilia-Romagna in testa.

Il nostro Paese e, soprattutto, l’Unione Europea hanno la responsabilità di dare l’esempio. È necessario un impegno urgente per ridurre le emissioni di gas serra e adottare politiche climatiche più ambiziose, così come è stato proposto con l’Accordo di Parigi. Inoltre, è fondamentale agire in maniera preventiva. In tal senso, guardiamo con positività alla polizza contro le catastrofi naturali che le imprese con sede in Italia dovranno sottoscrivere entro il prossimo 31 marzo.

La tua azienda può contribuire a mitigare il cambiamento climatico

L’Indice sul Rischio Climatico ci offre una chiara visione della realtà che ci attende se non intensifichiamo immediatamente gli sforzi per contrastare gli effetti del cambiamento climatico. L’Italia non è un’isola protetta dalle conseguenze globali, e il nostro Paese deve rispondere con azioni concrete e urgenti.
Il progetto “Un Albero per il Futuro” di Natù ESG riunisce imprese e autorità del territorio per sviluppare progetti di riforestazione ad alto impatto ambientale e sociale. L’edizione speciale del 2024, diretta da Licia Colò, ha raccolto più di 2000 partecipanti e ha visto l’attivo coinvolgimento del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, nella persona del Ministro Gilberto Pichetto Fratin.

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