Report di Sostenibilità

Report di Sostenibilità: le aziende obbligate

L’entrata in vigore della direttiva europea CSRD sta portando un numero sempre maggiore di imprese, in Italia e in Europa, a rendicontare la propria sostenibilità. In questo processo, il report di sostenibilità emerge come lo strumento principale per valutare criticità, impatti e margini di miglioramento, in prospettiva di un’Europa a zero emissioni nel 2050. In questo articolo scopriremo cos’è il report di sostenibilità e quali aziende saranno costrette a presentarlo.

Cos’è il report di sostenibilità?

La rendicontazione di sostenibilità è una forma di reportistica non finanziaria che consente alle aziende di comunicare i propri progressi verso obiettivi definiti secondo parametri sociali, ambientali e di governance, considerando anche impatti e rischi presenti o futuri. Questo processo culmina nel bilancio di sostenibilità (anche noto come “report di sostenibilità”), un documento annuale che ha lo scopo di presentare i dati rispettando chiarezza, comprensibilità, veridicità e comparabilità delle informazioni fornite. Un report di sostenibilità (o bilancio di sostenibilità) è un documento pubblico emesso da un’organizzazione o un’azienda per comunicare l’impatto delle sue attività sull’ambiente, sull’economia e sulla società. Tale documento è uno strumento fondamentale per la gestione della sostenibilità e dello sviluppo sostenibile, poiché consente all’azienda di dimostrare il proprio impegno verso le tematiche ESG (environment, social e governance), documentare i progressi compiuti e fissare i propri obiettivi futuri in materia di sostenibilità. Inoltre, il report di sostenibilità è uno strumento fondamentale per comunicare ai propri stakeholder, ovvero tutti i soggetti direttamente o indirettamente coinvolti nelle attività di un’azienda, come clienti, dipendenti, fornitori e azionisti. Il report di sostenibilità consente loro di rimanere perfettamente a conoscenza dei rischi e delle opportunità legate alle attività dell’azienda, acquisendo maggiore consapevolezza della performance aziendale a 360°.

Quali aziende sono tenute a presentare il report di sostenibilità?

L’entrata in vigore della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) costringerà 50.000 aziende europee a presentare il report di sostenibilità. Con il decreto legislativo 125/2024, l’Italia ha di recente recepito la direttiva, portando da 200 a circa 5.000 il numero di imprese italiane obbligate a rendicontare secondo i nuovi standard. La CSRD richiede a tutte le grandi aziende e a tutte le società quotate (ad eccezione delle microimprese quotate) di divulgare informazioni sui rischi e le opportunità derivanti da questioni sociali e ambientali, nonché sull’impatto delle loro attività sulle persone e sull’ambiente. Come riportato sul sito della Commissione Europea, la norma nasce con l’intento di aiutare investitori, organizzazioni della società civile, consumatori e altri stakeholder a valutare le prestazioni di sostenibilità delle aziende, come parte del Green Deal europeo. L’introduzione della CSRD amplia notevolmente il perimetro di aziende già coinvolte dalla precedente NFRD (Non-Financial Reporting Directive).
  1. Dal 1° gennaio 2024 – Grandi imprese di interesse pubblicocon più di 500 dipendenti che soddisfino almeno uno dei seguenti due criteri:
  • € 50 milioni di fatturato
  • € 25 milioni di attivo di stato patrimoniale
  1. Dal 1° gennaio 2025 – Grandi imprese non quotate che alla data della chiusura del bilancio, anche su base consolidata, abbiano superato almeno due dei seguenti tre criteri:
  • 250 numero medio di dipendenti;
  • € 25 milioni di stato patrimoniale;
  • € 50 milioni di ricavi netti.
  1. Dal 1° gennaio 2026 – PMI quotate, gli enti creditizi piccoli e non complessi e le aziende di assicurazione e di riassicurazione captive (società create da un’impresa per assicurare i propri rischi interni).
  2. Dal 1° gennaio 2028 – Imprese e figlie di succursali con capogruppo extra-UE per le quali la capogruppo abbia generato in UE ricavi netti superiori a € 150 milioni per ciascuno degli ultimi due esercizi consecutivi e almeno:
  • un’impresa figlia soddisfi i requisiti dimensionali della CSRD;
  • una succursale abbia generato ricavi netti superiori a € 40 milioni nell’esercizio precedente.
Sono escluse la Banca d’Italia, i prodotti finanziari e le microimprese, ovvero coloro i quali alla data di chiusura del bilancio non superano i limiti di almeno due dei tre criteri seguenti:
  • ricavi netti delle vendite e delle prestazioni, € 900.000.
  • totale dello stato patrimoniale di € 450.000.
  • numero medio di dieci dipendenti occupati durante l’esercizio.

Le sanzioni previste

Come stabilito dall’articolo 10 del decreto legislativo 125/2024, le società quotate (aventi l’Italia come Paese membro d’origine) sono tenute ad includere la rendicontazione di sostenibilità in una apposita sezione della relazione sulla gestione, contenuta, a sua volta, nella relazione finanziaria annuale. Per i primi due anni, il limite sanzionatorio prevede una multa di: € 150 mila nei confronti di:
  • soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, di direzione o di controllo, o più in generale del personale responsabile dell’infrazione.
  • I membri del collegio sindacale, del consiglio di sorveglianza e del comitato per il controllo sulla gestione che non rispettano i loro doveri di vigilanza o omettono di segnalare eventuali irregolarità alla Consob.
Fino a € 2,5 milioni per l’ente in caso di grave offensività o pericolosità. Consob e Banca d’Italia dovranno determinare, in base al decreto, le sanzioni amministrative per le violazioni in questo ambito.