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EUDR: nuovo rinvio della Commissione Europea

L’EUDR è il Regolamento dell’Unione Europea contro la deforestazione, pensato per impedire l’immissione sul mercato di beni legati alla distruzione delle foreste, come soia, cacao, legno, olio di palma e carne bovina. La Commissione Europea ha ora proposto di rinviarne di un anno l’entrata in vigore, motivando la decisione con problemi informatici nel sistema di tracciabilità. Una scelta che arriva dopo anni di preparazione e che ha sollevato critiche dure da parte di ONG, associazioni ambientaliste e parte del mondo industriale, mettendo in discussione la credibilità dell’UE e l’efficacia della sua strategia contro la deforestazione globale.

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Cos’è l’EUDR?

L’European Deforestation-free products Regulation (EUDR) rappresenta uno dei pilastri del Green Deal europeo. Si tratta di un regolamento approvato nel 2023 con l’obiettivo di interrompere il legame tra il mercato dell’Unione e la distruzione delle foreste. In pratica, vieta l’immissione e l’esportazione di beni derivanti da terreni recentemente disboscati o degradati, estendendo il controllo a materie prime e prodotti finiti che incidono maggiormente sulla perdita di biodiversità e sulle emissioni globali.

Le categorie interessate comprendono soia, cacao, caffè, olio di palma, carne bovina, gomma naturale e legno, insieme a prodotti trasformati come cioccolato, mobili, pelle o pneumatici. Chiunque introduca questi beni nel mercato unico o li renda disponibili alla vendita è tenuto a compilare una dichiarazione di due diligence che attesti la conformità della catena di fornitura. La norma distingue tra operatori e commercianti, imponendo obblighi più stringenti ai primi.

Per garantire il rispetto delle nuove regole, l’EUDR prevede strumenti specifici come un osservatorio europeo sulla deforestazione, una piattaforma multi-stakeholder e un sistema informatico per la gestione delle dichiarazioni. Sono previste inoltre sanzioni severe, fino al 4% del fatturato annuo.

Il nuovo rinvio dell’EUDR e la giustificazione tecnica

A poco più di un anno dall’entrata in vigore prevista, la Commissione Europea ha proposto un ulteriore rinvio dell’EUDR, ufficialmente motivato da problemi informatici legati al sistema di tracciabilità e alle piattaforme digitali necessarie per gestire le dichiarazioni di due diligence. Si tratta di un passo inatteso, soprattutto considerando i due anni di preparazione già trascorsi e il precedente posticipo concesso alle imprese per adattarsi ai requisiti.

Il rinvio comporta conseguenze significative. Da un lato, rischia di trasformare in costi non recuperabili gli investimenti già effettuati da aziende che si erano mosse in anticipo per adeguarsi. Dall’altro, mette in discussione la credibilità della stessa Commissione, alimentando critiche sul piano politico e reputazionale, in particolare nei confronti della Presidente Ursula von der Leyen.

La decisione si inserisce inoltre in un contesto di crescente pressione politica: alcuni governi nazionali e gruppi parlamentari hanno da tempo chiesto una revisione o una “semplificazione” della norma, ritenuta troppo complessa e onerosa. Il pericolo, evidenziato dalle ONG, è che la motivazione tecnica diventi il pretesto per un indebolimento strutturale della legge, con conseguenze rilevanti sulla tutela delle foreste globali.

Le critiche del WWF e delle ONG: una scusa che mina la credibilità

La reazione della società civile al rinvio dell’EUDR è stata immediata. Tra le voci più critiche si è distinto il WWF, che ha definito la giustificazione dei problemi informatici una “scusa inaccettabile”. Secondo l’organizzazione, la Commissione non avrebbe solo mancato di pianificazione, ma mostrato anche una scarsa volontà politica nell’investire le risorse necessarie per un’attuazione tempestiva della norma.

Anke Schulmeister-Oldenhove, responsabile delle politiche forestali presso l’ufficio europeo del WWF, ha parlato apertamente di “imbarazzo” per l’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen. A suo avviso, il rischio è che un ritardo tecnico si trasformi in un indebolimento politico, soprattutto in un momento in cui diversi governi e gruppi parlamentari chiedono di alleggerire l’impianto regolatorio.

Le ONG ricordano inoltre che, dal precedente rinvio, oltre 23 milioni di alberi sono andati perduti, di cui circa 7 milioni per la sola produzione di cioccolato e altrettanti per la filiera bovina e della pelle. Ogni anno altri 4,4 milioni di alberi vengono abbattuti per la soia destinata ai mangimi animali. Numeri che mostrano come ogni mese di ritardo equivalga a danni irreversibili per ecosistemi e biodiversità.

EUDR

Le pressioni politiche e istituzionali contro l’EUDR

Il rinvio dell’EUDR non può essere letto solo come un incidente tecnico. Da mesi, infatti, il regolamento è al centro di forti pressioni politiche. Gruppi conservatori e di estrema destra del Parlamento Europeo, insieme a diversi governi nazionali, spingono per una revisione che renda le norme meno vincolanti. Le richieste si concentrano sulla creazione di una categoria di “rischio zero” per alcuni Paesi e sull’alleggerimento degli obblighi di tracciabilità, giudicati eccessivi rispetto alle capacità delle imprese, in particolare di quelle agricole e forestali.

L’Italia figura tra gli Stati membri che hanno sollecitato un’applicazione più flessibile della normativa, chiedendo in alcuni casi di escludere specifici settori. A luglio, diciotto ministri dell’Agricoltura hanno scritto alla Commissione chiedendo di posticipare l’applicazione delle norme nei confronti dei Paesi classificati a basso rischio di deforestazione.

Il Partito Popolare Europeo, a cui appartiene la stessa Presidente von der Leyen, ha inoltre rifiutato di recente il quadro di monitoraggio per le foreste resilienti, giudicato troppo oneroso. Questo contesto politico rende più evidente il rischio che il rinvio tecnico diventi l’occasione per un indebolimento strutturale della legge, con un impatto diretto sulla capacità dell’Unione di mantenere credibilità nella lotta contro la deforestazione globale.

L’impatto economico per le imprese europee

Il rinvio dell’EUDR si inserisce anche in un quadro economico complesso per molte filiere. Secondo stime della Commissione Europea, i costi annuali di conformità potrebbero oscillare tra 175 milioni e 2,6 miliardi di euro, con un’incidenza media pari al 5% dei ricavi per le imprese più esposte. Per le realtà di piccola scala, gli oneri una tantum legati all’adeguamento possono raggiungere il 20% del fatturato, mettendo a rischio la sopravvivenza stessa di numerosi operatori.

I settori maggiormente interessati sono quelli dell’agricoltura e del legno-arredo, nei quali la tracciabilità completa delle catene di fornitura richiede strumenti organizzativi e digitali avanzati. Confagricoltura e FederlegnoArredo hanno espresso preoccupazione per l’effetto combinato di costi amministrativi e incertezza regolatoria. Da un lato, la filiera agricola sottolinea come molte aziende abbiano già adottato pratiche sostenibili che – a detta loro – l’attuale formulazione del regolamento non valorizza. Dall’altro, il comparto del legno teme una perdita di competitività rispetto ai mercati extra-UE, meno soggetti a vincoli ambientali.

In assenza di correttivi, il rischio evocato dalle associazioni è una delocalizzazione produttiva, con effetti paradossali: spostare attività fuori dall’Europa senza ridurre realmente la pressione sulla deforestazione globale.

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