Nature Credits

Nature credits: cosa sono e come funzionano?

I nature credits sono strumenti finanziari innovativi pensati per attribuire valore economico alle azioni di protezione, ripristino e conservazione degli ecosistemi. Con il lancio della “Roadmap Towards Nature Credits”, il 9 luglio 2025, la Commissione Europea ha aperto la strada alla creazione di un nuovo mercato volontario capace di trasformare gli interventi a favore della natura in opportunità concrete di investimento.

Questa iniziativa mira a colmare il divario tra conservazione e finanza, offrendo a imprese, istituzioni finanziarie e cittadini un meccanismo trasparente per sostenere la rigenerazione del capitale naturale, contribuendo al tempo stesso agli obiettivi del Green Deal europeo e del Global Biodiversity Framework.

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Cosa sono i Nature Credits?

I nature credits (o “crediti di natura”) sono unità che rappresentano un risultato positivo per la natura, generato da un’azione certificata e verificata in modo indipendente. Tali azioni possono consistere, ad esempio, nel ripristino della natura, nell’estensione delle aree forestali, nella creazione di habitat per impollinatori o nella rigenerazione dei suoli agricoli. Attraverso una metrica riconosciuta della biodiversità, questi interventi diventano quantificabili, attribuibili e commerciabili sul nascente mercato volontario dei crediti di natura.

I nature credits rappresentano un’ulteriore valorizzazione della biodiversità nella finanza sostenibile, consentendo di trasformare azioni ambientali in valore economico, certificato e trasferibile. Questi crediti possono essere acquistati da privati, imprese, fondi ed enti pubblici per migliorare la propria performance ESG.

I vantaggi per le aziende

I benefici dei crediti di natura per le imprese sono molteplici:

  • Facilitano l’accesso al credito e agli investimenti green
  • Offrono un formato standardizzato per investimenti nella natura
  • Aiutano a ridurre i rischi nella supply chain (es. erosione, carenza idrica, impollinatori)
  • Possono abbassare i premi assicurativi legati a rischi ambientali
  • Permettono di rispondere a obblighi o impegni volontari in materia di biodiversità

Le istituzioni finanziarie stanno già considerando la perdita di biodiversità come un rischio sistemico. I nature credits diventano dunque un asset utile a ridurre esposizioni critiche nei portafogli di investimento.

Come verrà costruito il mercato europeo dei Nature Credits?

La Roadmap prevede un approccio progressivo, articolato in tappe tra il 2025 e il 2027:

  • 2025: creazione del gruppo di esperti per la definizione degli standard
  • 2025-2026: consultazione pubblica e dialogo con organismi internazionali
  • 2026: prime metodologie per il carbon farming con co-benefici di biodiversità
  • 2026-2027: adozione dei criteri di governance, inclusivi di piccoli operatori e PMI
  • 2027: valutazione dei risultati e definizione dei prossimi passi normativi

Nel frattempo, la Commissione sta finanziando diversi progetti pilota in Francia, Finlandia, Irlanda e in altri Paesi membri. L’obiettivo è sperimentare soluzioni, testare metriche, coinvolgere attori locali e costruire un sistema che tenga conto della varietà degli ecosistemi europei.

In che contesto politico nasce la Roadmap europea?

Il lancio dei nature credits arriva in un momento politicamente delicato per la Commissione. Dopo i tentennamenti verso la proposta della Direttiva Green Claims (che prevedeva obblighi sulle dichiarazioni ambientali aziendali) e in contemporanea alla mozione di sfiducia contro la Presidente von der Leyen, la nuova iniziativa pare essere una mossa strategica per ricompattare il fronte progressista e rilanciare l’impegno europeo sulla sostenibilità.

La proposta, pur essendo volontaria, ha un potenziale trasformativo. Secondo la Commissaria all’Ambiente Jessika Roswall, “non si tratta di trasformare la natura in una merce, ma di riconoscere e premiare chi la protegge”, sottolineando che “il 75% dei nostri servizi economici dipende dalla natura”.

I Nature Credits sostituiscono i Carbon Credits?

No. I due strumenti sono complementari ma distinti.

I crediti di carbonio si basano sulla riduzione delle emissioni di gas serra o sul loro assorbimento (misurato in tonnellate di CO₂ equivalente), mentre i nature credits si fondano invece sulla generazione di benefici ecosistemici, spesso locali e diversificati. I crediti di natura sono particolarmente utili in aree con alto valore ecologico (es. zone umide, ambienti aridi, habitat costieri), che non hanno necessariamente altrettanto valore sul fronte sequestro del carbonio.

Nondimeno, entrambi gli strumenti si basano sullo scambio di crediti certificati e hanno un alto grado di complementarità tra loro. L’integrazione tra i due strumenti – ad esempio tramite carbon farming con co-benefici per la biodiversità – rappresenta, infatti, un’opportunità concreta per costruire portafogli ambientali più robusti e credibili.

I Nature Credits e i Crediti di Biodiversità sono la stessa cosa?

No, ma sono strettamente collegati. I crediti di biodiversità certificano esclusivamente miglioramenti misurabili nella biodiversità, come l’aumento di specie autoctone o il ripristino di habitat naturali. I nature credits, invece, adottano un approccio più ampio: includono i benefici alla biodiversità, ma valorizzano anche altri servizi ecosistemici, come la salute del suolo, la purificazione dell’acqua o la resilienza ai cambiamenti climatici.

Sempre la Commissione, nella sua Roadmap Towards Nature Credits, evidenzia che i nature credits possono premiare interventi come l’agricoltura rigenerativa o altre azioni che non sempre generano crediti di biodiversità in senso stretto. Anche Bankwatch conferma che i crediti di natura coprono “una gamma più ampia di benefici naturali”.

Secondo le previsioni della Commissione Europea, la domanda globale di crediti di biodiversità potrebbe raggiungere i 180 miliardi di dollari nei prossimi anni, a seconda delle politiche adottate e della risposta del settore privato. Per l’Europa, intercettare parte di questa domanda significherebbe contribuire a colmare un gap annuo di finanziamento per la biodiversità stimato in 37 miliardi di euro.

Il valore economico dei nature credits risiede, infatti, nella capacità di attivare risorse private, andando oltre la dipendenza dai fondi pubblici.

In questo senso, i crediti di natura si configurano come uno strumento ponte tra regolazione e mercato, utile anche per raggiungere gli obiettivi del Global Biodiversity Framework e della Nature Restoration Regulation.

Quali sfide devono ancora essere superate?

Nonostante le premesse favorevoli, permangono criticità:

  • Mancanza di una domanda di mercato stabile nel breve termine
  • Complessità nella definizione di metriche comuni e verificabili
  • Rischi di greenwashing e conflitti di interesse
  • Necessità di evitare doppie contabilizzazioni o sovrapposizioni con altri strumenti (es. pagamenti per servizi ecosistemici)
  • Disomogeneità tra i Paesi membri, che potrebbero sviluppare sistemi nazionali frammentati

La Commissione prevede di condurre una valutazione del potenziale di mercato, per definire in modo realistico volumi, driver e soglie operative.

Conclusioni

I nature credits rappresentano una grande novità per il modo in cui l’Unione Europea intende integrare ambiente ed economia. Nati in un contesto politico complesso, sono oggi uno strumento promettente, flessibile e con un grande potenziale trasformativo per convogliare risorse verso la tutela della natura.

La consultazione pubblica sulla roadmap rimarrà aperta fino al 30 settembre 2025, con l’intento di raccogliere osservazioni e proposte da tutti gli attori interessati.

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