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Made in Italy 2030: verso nuovi orizzonti


Made in Italy 2030 è il Libro Bianco predisposto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) che delinea la strategia industriale nazionale per il periodo 2025-2030. Il documento, presentato al CNEL il 29 gennaio 2026, costituisce uno strumento di pianificazione economica che identifica i punti di forza del sistema produttivo italiano, analizza le criticità strutturali e traccia una roadmap di interventi per rafforzare la competitività del Paese in un contesto globale profondamente trasformato.

Le quattro transizioni indicate dal Libro Bianco richiedono alle imprese italiane di integrare la sostenibilità nelle strategie aziendali attraverso metriche misurabili e approcci innovativi. Scopri come l’ ESG 2.0 sta trasformando la rendicontazione di sostenibilità da obbligo normativo a leva competitiva.

Le quattro transizioni che ridefiniscono lo scenario industriale

Il contesto globale contemporaneo impone alle economie avanzate di confrontarsi con quattro grandi transizioni epocali che stanno ridisegnando i sistemi industriali: demografica, geopolitica, tecnologica ed energetica. La transizione demografica incide sulla disponibilità di forza lavoro e sulla sostenibilità dei sistemi di welfare. La dimensione geopolitica riguarda la riconfigurazione degli equilibri internazionali e la necessità di garantire sicurezza economica e autonomia strategica. La transizione tecnologica comprende automazione, digitalizzazione e intelligenza artificiale, che stanno trasformando processi produttivi e competenze richieste. La transizione energetica, definita anche “green”, impone la decarbonizzazione e lo sviluppo di un modello energetico efficiente e stabile. Come ha dichiarato il ministro Urso durante la presentazione, governare queste transizioni richiede visione strategica e responsabilità, oltre a riforme coraggiose a livello europeo per restituire centralità a una vera politica industriale comune, capace di confrontarsi con i grandi modelli internazionali di Stati Uniti e Cina.

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“Libro bianco Made in Italy 2030” elaborato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Crediti: amaplast.org.

I pilastri tradizionali: le 5A e i punti di forza della manifattura italiana

Il rapporto Made in Italy 2030 offre una ricognizione approfondita dei punti di forza del sistema produttivo italiano, valorizzando le eccellenze su cui si fonda il modello industriale nazionale. Il documento identifica le cosiddette “5A” come settori di eccellenza: agroalimentare, abbigliamento, arredo, automazione e automotive. Questi comparti rappresentano il Made in Italy d’eccellenza e ad alta specializzazione, ambiti in cui l’Italia mantiene un vantaggio competitivo internazionale riconosciuto. Accanto alle 5A, il Libro Bianco evidenzia altre caratteristiche distintive del tessuto produttivo italiano: la manifattura avanzata, le “multinazionali tascabili” (imprese di medie dimensioni con forte vocazione internazionale), i beni strumentali e l’economia circolare.

I settori emergenti del nuovo Made in Italy

Oltre ai comparti tradizionali, il documento approfondisce le grandi opportunità legate ai cinque settori emergenti che rappresentano il “nuovo Made in Italy“: economia della salute, economia dello spazio e della difesa, economia blu e cantieristica, turismo e tempo libero, industrie culturali e creative. Questi ambiti costituiscono aree di espansione strategica per il sistema produttivo nazionale, capaci di generare valore aggiunto e occupazione qualificata. L’economia dello spazio, in particolare, rappresenta un’eccellenza tecnologica italiana riconosciuta a livello internazionale. La valorizzazione di questi settori emergenti richiede un approccio integrato che favorisca il dialogo tra ricerca, industria meccanica, automazione e politiche pubbliche, permettendo al tessuto industriale di rispondere rapidamente alle sfide competitive, dalle grandi aziende fino alle piccole start-up che operano in ricerca e sviluppo.

Criticità strutturali e fragilità del sistema produttivo

Accanto ai punti di forza, il rapporto analizza con rigore le principali criticità strutturali che limitano la competitività del sistema produttivo italiano. Gli investimenti in ricerca e sviluppo risultano insufficienti rispetto agli standard europei e internazionali. La dimensione media delle imprese e la frammentazione del tessuto produttivo hanno inciso negativamente sulla produttività complessiva del sistema. I costi energetici e delle materie prime rappresentano una vulnerabilità strutturale che penalizza la competitività delle filiere manifatturiere. Le carenze sul fronte del capitale umano e finanziario limitano la capacità di innovazione e crescita dimensionale. Gli oneri burocratici continuano a costituire un ostacolo significativo per l’operatività delle imprese. Paolo Pirani, consigliere del CNEL, ha evidenziato come il Paese disponga ancora di grandi capacità manifatturiere, lavorative e di idee, ma debba fare i conti con queste fragilità storiche. Paolo Quercia, dirigente del Centro Studi del MIMIT, ha sottolineato che la deindustrializzazione non rappresenta un destino inevitabile ma una fase di passaggio, e che oggi serve uno Stato stratega capace di trasformare dati e informazioni in conoscenza per guidare le scelte strategiche.

Obiettivi strategici e roadmap verso il 2030

La strategia industriale delineata dal Libro Bianco si articola in dieci priorità da conseguire entro il 2030. Gli obiettivi includono: consolidare l’Italia tra le prime dieci economie mondiali; rafforzare la manifattura avanzata; confermare il ruolo del Paese come potenza commerciale; aumentare produttività, occupazione e salari; ridurre i divari territoriali; costruire un modello energetico efficiente e stabile; governare le transizioni tecnologiche e ambientali; sviluppare filiere produttive più forti e integrate; garantire sicurezza economica e catene di fornitura resilienti; ampliare la cooperazione industriale internazionale, con particolare attenzione al Mediterraneo. Il modello di politica industriale proposto si articola in: definizione di una strategia quinquennale, adozione delle politiche pubbliche necessarie, monitoraggio costante dell’attuazione e valutazione periodica con aggiornamento della strategia. La base metodologica consiste nella ricostruzione delle filiere produttive dell’intera economia italiana e nella quantificazione del Made in Italy d’eccellenza, identificando i settori in cui l’Italia mantiene un vantaggio competitivo internazionale duraturo.

Capitale umano e competenze: la leva per l’innovazione

Il Libro Bianco dedica ampio spazio al tema delle competenze, considerate una leva trasversale per competitività, innovazione e coesione sociale. Sul fronte formativo, il documento valorizza percorsi STEM, dottorati industriali e esperienze in azienda, chiedendo alle università di aggiornare rapidamente programmi e collaborazioni con imprese e territori. All’interno delle aziende, la formazione deve diventare strutturale per affrontare le trasformazioni indotte da automazione, digitale e tecnologie verdi, che stanno modificando profondamente mansioni e profili professionali. Il MIMIT propone academy interne, modelli flessibili di aggiornamento continuo, contratti formativi innovativi e un uso più efficace dei fondi interprofessionali per la formazione dei lavoratori. Confprofessioni ha ribadito in un position paper inviato al Ministero il ruolo centrale delle libere professioni nella duplice transizione industriale italiana, sottolineando come i professionisti siano attori decisivi della doppia transizione digitale ed ecologica, capaci di accompagnare imprese e filiere nei processi di innovazione, riorganizzazione e internazionalizzazione del sistema produttivo. Il documento completo del Libro Bianco Made in Italy 2030 è disponibile sul sito ufficiale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Per comprendere come le strategie industriali si intrecciano con gli obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale, continua a seguire gli aggiornamenti del nostro blog dedicato alle tematiche ESG e alle trasformazioni del sistema produttivo italiano.

Fonti
Made in Italy 2030: presentato al CNEL il Libro bianco del Mimit
MercatiMade in Italy 2030: le strategie nel Libro Bianco del Mimit
Riconoscimento dei titoli conseguiti all’estero, cambia l’accertamento
Confprofessioni: «Le libere professioni sono un asset strategico della duplice transizione»