
Jimmy Carter: l’ambientalista della Casa Bianca
Il 2024 si è concluso, portando con sé molte personalità illustri. L’ultima di queste è stata l’ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter. Pur non rientrando tra i presidenti americani più celebrati, Carter è sicuramente uno degli inquilini della Casa Bianca più apprezzati per quanto riguarda l’impegno verso la tutela del patrimonio ambientale degli Stati Uniti e per gli sforzi verso la pace e i diritti umani nel mondo. In questo articolo esploriamo il suo contributo.
Una sensibilità ambientale di lungo corso
Carter comincia a dimostrare il suo interesse verso la tutela del paesaggio americano ben prima della sua elezione a presidente, avvenuta nel 1977. Risale a dieci anni prima, infatti, la creazione della Georgia Conservancy, un’organizzazione senza scopo di lucro per la tutela ambientale della quale Carter – allora senatore – fu fondatore e attivo sostenitore.
Anche grazie all’influente supporto di Carter, la Georgia Conservancy riuscì a far istituire diverse riserve e parchi naturali nello Stato della Georgia. Il suo successivo mandato da governatore fu caratterizzato da scelte politiche – alcune piuttosto dibattute – per assicurare la tutela dell’ambiente e del paesaggio. Tra queste ricordiamo la creazione del Georgia Heritage Trust ed il veto alla costruzione di una diga lungo il fiume Flint, sostenuta dall’Assemblea Generale della Georgia e dall’Esercito degli Stati Uniti.
La presidenza di Jimmy Carter tra politiche energetiche e conservazione
Una volta eletto alla carica di Presidente degli Stati Uniti d’America, nel 1977, Carter si mobilitò immediatamente per far fronte alla crisi energetica innescata dall’embargo dei paesi esportatori di petrolio (OPEC) in risposta alla guerra dello Yom Kippur in Medio Oriente.
Sotto la presidenza Carter fu istituito il Dipartimento dell’Energia, inaugurando una nuova politica energetica nazionale orientata al miglioramento della resilienza energetica degli States. Celebre è l’installazione dei pannelli solari sul tetto della Casa Bianca nel 1979. Questa gesto andò a simboleggiare l’impegno della nuova amministrazione a raggiungere l’obiettivo della produzione del 20% di energia rinnovabile entro l’anno 2000.
Dopo la sua clamorosa sconfitta nelle elezioni del 1980, il presidente uscente sfruttò le ultime settimane del suo mandato per approvare una serie di leggi votate alla tutela ambientale, tra le quali rientra l’Alaska National Interest Lands Conservation Act (ANILCA). Tale legge ha assicurato una protezione speciale a oltre 157 milioni di acri di territori in Alaska, raddoppiando di fatto le dimensioni del Sistema Statunitense dei Parchi Nazionali. Questa resta tuttora la più grande espansione di terre protette negli States.
A queste ultime settimane di presidenza risale anche l’approvazione del programma di bonifica noto come “Superfund”, creato per finanziare le indagini ambientali legate ai siti contaminati, nonché la loro pulizia.
Gli sforzi di Jimmy Carter per la pace e i diritti umani
Oltre alle sue battaglie ambientali, Carter è anche ricordato per le sue iniziative orientate alla pace, all’equità sociale e ai diritti umani. Oltre al Dipartimento per l’Energia, egli istituì il Dipartimento dell’Istruzione, per rafforzare le pari opportunità sul piano educativo. Inoltre, nel corso del suo mandato denunciò abusi in Paesi come Cecoslovacchia, URSS e Uganda, legando l’assistenza economica e militare al rispetto dei diritti umani. È attribuibile a Carter anche il merito di aver creato il Bureau per i Diritti Umani.
In effetti, è nella politica estera che la sua amministrazione riuscì ad incidere maggiormente. Durante la sua presidenza, Carter pose fine al sostegno militare a varie dittature in America Latina e firmò accordi che ristabilivano la sovranità nazionale di Panama sul Canale. L’amministrazione Carter ha avuto anche un impatto più che significativo sulla pace in Medio Oriente, soprattutto attraverso gli Accordi di Camp David del 1978.
Questi furono una serie di accordi politici firmati dal presidente egiziano Anwar Sadat e dal primo ministro israeliano Menachem Begin dopo dodici giorni di negoziati segreti a Camp David, la residenza estiva del presidente degli Stati Uniti nel Maryland. Il secondo di questi accordi portò direttamente al trattato di pace tra Egitto e Israele del 1979. Grazie a tale accordo, sia Sadat e Begin ricevettero il Premio Nobel per la Pace.
Dopo la fine del suo mandato, il lavoro di Carter nella lotta contro le disuguaglianze sociali si intensificò attraverso il Carter Center. Ad oggi, l’istituto ha supervisionato più di 100 elezioni per promuovere la democrazia, ha mediato conflitti in luoghi come Haiti e Sudan e contribuito all’eliminazione quasi completa del verme di Guinea, una specie parassitaria responsabile di milioni di casi di infezione negli anni ’80.
Carter ebbe modo di porsi anche sulla questione palestinese. Risale al 2006 la pubblicazione del suo libro Palestina: Pace, non apartheid, nel quale l’ex presidente condannava le politiche israeliane ai danni del popolo palestinese.
La sua dedizione verso la pace e i diritti umani gli valse il Premio Nobel nel 2002.
Conclusione
Carter condivise con il suo staff l’ambizioso desiderio di lasciare un’eredità ambientale che potesse rivaleggiare con quella di Theodore Roosevelt. Questo lo portò più volte a scontrarsi con il suo stesso partito, se non addirittura ad inimicarsi l’opinione pubblica. La recessione economica, alcune crisi internazionali e l’aggravarsi della crisi energetica contribuirono grandemente a decretare la sua sconfitta, nonché la creazione di un giudizio storico francamente sottostimato.
Fonti
Celebrating the Environmental Legacy of President Jimmy Carter, Georgia Conservancy.
From Panama to Palestine, Jimmy Carter refused to let his moral voice be silenced, The Guardian.
Jimmy Carter, who enacted the creation of the Education Department, dies at age 100, K-12 Dive.
Unheralded Environmentalist: Jimmy Carter’s Green Legacy, Yale Environment 360.
Jimmy Carter, Britannica.
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