
ISO e GHG Protocol: svolta nel calcolo delle emissioni
Il 9 settembre 2025 è stata annunciata a Washington una collaborazione destinata a ridefinire il panorama della contabilità delle emissioni di gas serra. L’International Organization for Standardization (ISO) e il Greenhouse Gas Protocol hanno siglato un accordo strategico che segna l’inizio di una nuova fase: l’armonizzazione dei rispettivi portafogli di standard GHG e lo sviluppo congiunto di nuove linee guida per la misurazione e la rendicontazione delle emissioni.
Fino ad oggi i due sistemi di riferimento sono stati elaborati in maniera autonoma, con differenze di campo di applicazione e di approccio alla verifica. Questa pluralità, se da un lato ha favorito una vasta adozione a livello globale, dall’altro ha generato complessità interpretative e un rischio crescente di frammentazione. La partnership rappresenta quindi una svolta verso l’integrazione: per la prima volta le organizzazioni potranno fare affidamento su un quadro metodologico unico e coerente, riducendo incertezze e semplificando i processi.
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Coso sono ISO e GHG Protocol?
Per comprendere la portata dell’accordo è necessario chiarire chi sono i due protagonisti. ISO è un’organizzazione internazionale indipendente che sviluppa standard riconosciuti in tutto il mondo, utilizzati da governi, istituzioni e imprese. La famiglia ISO 1406X rappresenta il riferimento principale per la gestione delle emissioni di gas serra, fornendo un quadro tecnico di grande rigore metodologico.
Il GHG Protocol, invece, è il framework più diffuso al livello globale per la rendicontazione delle emissioni. Nato dalla collaborazione tra il World Resources Institute (WRI) e il World Business Council for Sustainable Development (WBCSD), ha costruito la sua forza sulla praticità d’uso e sulla capacità di rispondere alle esigenze concrete delle aziende e degli investitori.
La complementarità tra ISO e GHG Protocol è evidente: il primo garantisce riconoscimento istituzionale e rigore tecnico, il secondo ha conquistato la leadership operativa nella disclosure climatica.
Il significato di Scope 1, Scope 2 e Scope 3
Uno degli elementi cardine della rendicontazione climatica riguarda la classificazione delle emissioni in tre categorie, note come Scope 1, Scope 2 e Scope 3.
- Scope 1: emissioni dirette derivanti dalle attività sotto il controllo immediato di un’organizzazione (ad esempio i consumi di carburante).
- Scope 2: emissioni indirette generate dall’energia acquistata e consumata.
- Scope 3: tutte le altre emissioni indirette, che si verificano lungo la catena del valore, dalla produzione delle materie prime fino all’uso e allo smaltimento dei prodotti.
Il GHG Protocol ha reso famosa questa classificazione, oggi utilizzata come base per la maggior parte delle strategie di riduzione delle emissioni. L’integrazione con il sistema ISO permette di rafforzarne la solidità metodologica e garantire maggiore coerenza tra i vari livelli di calcolo.

Perché l’armonizzazione tra ISO e GHG Protocol era necessaria?
Negli ultimi anni, aziende, investitori e revisori si sono trovati spesso a dover navigare tra due sistemi paralleli di standardizzazione: da un lato la cornice ISO, dall’altro il GHG Protocol. Questa duplicazione ha comportato costi aggiuntivi, disomogeneità nei dati e difficoltà di comparazione tra organizzazioni e settori.
Il risultato è stato un quadro frammentato che, seppur ricco di strumenti validi, non garantiva uniformità. In particolare, la mancanza di un linguaggio comune rischiava di minare la credibilità della disclosure climatica e di alimentare il rischio di greenwashing. L’accordo tra ISO e GHG Protocol interviene proprio su questa debolezza, creando una base condivisa che semplifica il lavoro degli operatori e rafforza la fiducia degli stakeholder.
L’intesa prevede che gli standard della famiglia ISO 1406X vengano integrati con i principali riferimenti del GHG Protocol – dallo Standard Corporate per il reporting delle emissioni, agli standard dedicati allo Scope 2 e allo Scope 3 – al fine di produrre standard internazionali co-branded.
Tra le priorità evidenziate nell’accordo emerge anche la creazione di uno standard condiviso sulla carbon footprint di prodotto. La domanda di dati granulari e trasparenti lungo l’intera catena del valore è in costante crescita e le imprese richiedono strumenti affidabili per orientare le proprie strategie di decarbonizzazione. Questo nuovo standard si inserisce come tassello chiave per garantire un’analisi più accurata e comparabile delle emissioni legate a beni e servizi.
Verso un linguaggio globale condiviso
L’armonizzazione è concepita come un passo decisivo verso la definizione di un linguaggio globale comune per il carbon accounting. Per le aziende ciò si tradurrà in processi più snelli e meno onerosi; per i policy maker comporterà una maggiore coerenza normativa e regolatoria; per verificatori, auditor e investitori, infine, rappresenterà una base credibile e unificata che riduce il rischio di discrepanze e incertezze.
L’iniziativa risponde anche alle richieste provenienti da contesti istituzionali di alto livello. Ad esempio, il gruppo B7, che rappresenta gli interessi del mondo imprenditoriale presso il G7, ha più volte evidenziato la necessità di semplificazione e armonizzazione degli standard.
Il Segretario Generale di ISO, Sergio Mujica, ha definito l’accordo un “nuovo capitolo per il carbon accounting”, sottolineando come la co-creazione con il GHG Protocol semplifichi il lavoro di tutti gli stakeholder e contribuisca ad accelerare l’azione climatica. Nello stesso solco, Geraldine Matchett, presidente dello Steering Committee del GHG Protocol, ha ribadito l’urgenza di armonizzare gli standard di rendicontazione per le diverse carbon footprint, riducendo la complessità e instaurando un meccanismo di collaborazione stabile e di lungo periodo.
Per le aziende l’accordo si traduce in una serie di vantaggi concreti. In primo luogo, la possibilità di utilizzare un unico quadro metodologico riduce i costi di implementazione e snellisce le attività di rendicontazione. In secondo luogo, la convergenza rafforza la trasparenza nei confronti di investitori, istituzioni e clienti, migliorando la credibilità delle dichiarazioni ambientali e riducendo i rischi di greenwashing.
Il sostegno internazionale è stato immediato. Emmanuel Faber, presidente dell’ISSB, ha accolto con favore l’accordo, sottolineando che dati coerenti e comparabili sono essenziali per gli investitori nelle decisioni di allocazione del capitale. Dan Ioschpe, High-Level Champion di COP30, ha descritto l’iniziativa come un passo fondamentale per rafforzare l’accountability climatica e garantire percorsi credibili verso la neutralità carbonica, favorendo la fiducia tra Paesi. Anche Clara Barby, Senior Partner di Just Climate, ha rimarcato l’urgenza di protocolli coerenti per sostenere i regimi di disclosure globale, capaci di offrire al mercato semplicità e affidabilità.
Da oggi, esperti di entrambe le organizzazioni lavoreranno attraverso un processo tecnico integrato, con l’obiettivo di garantire standard coesi, allineati alle esigenze degli utilizzatori e in grado di supportare percorsi di decarbonizzazione scientificamente fondati, validi in diversi settori, aree geografiche ed economie.
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