
Il Green Deal europeo spiegato in dieci punti
Il Green Deal europeo è la strategia pluriennale di crescita dell’Unione Europea orientata alla transizione verso un’economia a zero emissioni. Lanciato nel 2019 dalla Commission Europea con l’obiettivo di rispondere all’emergenza climatica con azioni concrete coordinate sui territori dei Paesi membri, il Green Deal mira a rendere l’UE la prima regione al mondo a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Questo impegno fa parte del contributo dell’Unione all’Accordo di Parigi per limitare l’aumento del riscaldamento globale entro 2°C (possibilmente 1,5°C) rispetto ai livelli preindustriali.
Nel complesso, il Green Deal è un pacchetto di iniziative politiche che coinvolgono vari settori economici e sociali, dai trasporti all’industria, dall’energia all’agricoltura, fino alla finanza sostenibile. La trasformazione proposta non riguarda solo la riduzione delle emissioni, ma anche la promozione dell’economia circolare, la tutela della biodiversità e il rafforzamento della giustizia sociale durante il processo di transizione.
In questo articolo parleremo brevemente delle aree principali influenzate dalla strategia, analizzando le normative e i meccanismi più rilevanti, dividendole in dieci punti tematici.
1. Energia
Uno degli aspetti centrali del Green Deal è l’impegno vincolante di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 come sancito dall’European Climate Law con l’obiettivo “Fit for 55”. Questa stessa legge ha anche stabilito l’obiettivo di rendere l’Unione Europea climaticamente neutrale entro il 2050. Ciò significa raggiungere zero emissioni nette di gas serra per i paesi dell’UE nel loro complesso, principalmente attraverso la riduzione delle emissioni, l’investimento in tecnologie verdi e la protezione dell’ambiente.
La Direttiva sulle Energie Rinnovabili stabilisce che il 42,5% del consumo finale lordo di energia nell’UE provenga da fonti rinnovabili entro il 2030, con l’ambizione di raggiungere il 45%. Mentre la Direttiva sull’Efficienza Energetica stabilisce obiettivi per migliorare l’efficienza energetica in tutta l’UE, riducendo il consumo energetico del 9% entro il 2030.
2. Agricoltura
La strategia Farm to Fork è un pilastro del Green Deal europeo e mira a rendere i sistemi alimentari più equi, sani e sostenibili. Accolta generalmente come un passo atteso verso un sistema alimentare più sostenibile, questa strategia è stata però criticata per la mancanza di una valutazione d’impatto, nonostante diversi studi avessero segnalato il rischio che alcune misure potessero influire negativamente sulla produzione agricola. La guerra in Ucraina – uno dei maggiori produttori di grano al mondo – ha complicato ulteriormente il quadro.
La crescente pressione da parte dei gruppi dell’industria alimentare, le proteste sempre più intense degli agricoltori e l’opposizione dei politici di centro-destra hanno di fatto bloccato quasi tutte le proposte della strategia, come il Regolamento Sur (Sustainable use regulation), che puntava alla riduzione del 50% dell’uso di pesticidi e fitofarmaci chimici entro il 2030. La sconfitta più significativa è arrivata con il ritiro della proposta sul regolamento nel 2024.
3. Mobilità
Un altro settore cruciale riguarda il trasporto. Il già menzionato Fit for 55 prevede anche che tutti i nuovi veicoli a motore immatricolati in Europa siano a zero emissioni entro il 2035. Inoltre, per favorire il passaggio a veicoli più ecologici, sono previsti target di riduzione delle emissioni del 55% per le auto e del 50% per i furgoni entro il 2030.
Per facilitare questa transizione, l’UE sta investendo infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici, fissando target obbligatori per la diffusione delle stazioni di ricarica e dei punti di rifornimento a idrogeno. Su questo punto, Bruxelles ha identificato l’idrogeno verde (ovvero prodotto tramite l’elettrolisi dell’acqua utilizzando elettricità rinnovabile) come uno dei combustibili del futuro, puntando a generarne 10 milioni di tonnellate e importare ulteriori 10 milioni di tonnellate entro la fine del decennio. Tuttavia, la produzione di idrogeno rinnovabile in Europa nel 2022 è stata di solo 20.000 tonnellate, con il 96% dell’idrogeno utilizzato in Europa nel 2022 prodotto dal gas naturale.
4. Economia circolare e decarbonizzazione industriale
Con l’impiego previsto di oltre 100 miliardi di euro, il Green Deal Industrial Plan ha l’obiettivo di creare un ambiente più favorevole per l’ampliamento della capacità produttiva dell’UE puntando su innovazione e tecnologie più pulite. Il piano sfrutta i punti di forza del Mercato Unico dell’UE, complementando gli sforzi in corso sotto il Green Deal europeo e il piano REPowerEU, proposto dalla Commissione Europea per ridurre rapidamente la dipendenza dell’Unione Europea dai combustibili fossili russi.
Rientra in questo contesto il Net-Zero Industry Act (NZIA), che crea un quadro normativo per rafforzare la competitività dell’industria europea e delle tecnologie per la decarbonizzazione. L’obiettivo è aumentare la produzione di tecnologie a zero emissioni, attirando investimenti e migliorando il loro acceso ai mercati.
5. Politiche per una transizione equa
Per sostenere le regioni più colpite dalla transizione ecologica, la Commissione europea proporrà un meccanismo per garantire una transizione equa. Questo prevede un pacchetto da 100 miliardi di euro che comprende incentivi agli investimenti verdi attraverso norme sugli aiuti di Stato e finanziamenti dedicati tramite il programma InvestEU, oltre a un piano di transizione con una governance solida e assistenza tecnica. Un ruolo centrale sarà svolto dal Just Transition Fund, un nuovo strumento creato per aumentare la resilienza dei territori dell’Unione che saranno più colpiti dalla transizione. Questo include: riqualificazione dei lavoratori, investimenti nelle PMI, supporto a nuove imprese, ricerca e innovazione, energia pulita e assistenza nella ricerca di lavoro.
Il Green Deal prevede, inoltre, l’istituzione di un Fondo Sociale per il Clima, che sarà avviato nel 2026 e destinerà 65 miliardi per alleviare la povertà energetica tra famiglie vulnerabili e piccole imprese.
Il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) è un altro strumento essenziale per garantire una transizione equa. Questo meccanismo è lo strumento dell’UE per attribuire un prezzo equo alle emissioni di carbonio generate durante la produzione di beni ad alta intensità di carbonio che entrano nel mercato europeo e per incentivare una produzione industriale più pulita nei paesi non appartenenti all’UE. Il CBAM entrerà in vigore nel 2026 e assicurerà che il costo del carbonio per le importazioni sia equivalente a quello della produzione interna e che gli obiettivi climatici dell’UE non vengano compromessi.
6. Efficientamento energetico degli edifici
La Commissione europea mira a raddoppiare i tassi di ristrutturazione nei prossimi dieci anni per migliorare l’efficienza energetica, ridurre i consumi e proteggere i cittadini dalle ondate di calore e di freddo. A tale scopo, sono stati predisposti investimenti in misure come l’isolamento termico, il miglioramento dei sistemi di riscaldamento e l’integrazione di energie rinnovabili, come i pannelli solari.
Per la Direttiva sulla Prestazione Energetica dell’Edilizia, anche nota come “direttiva case green”, a partire dal 2028 tutti i nuovi edifici pubblici dovranno essere a emissioni zero, mentre l’obbligo si estenderà a tutti i nuovi edifici dal 2030. La direttiva prevede inoltre una riduzione del consumo medio di energia primaria di almeno il 16% entro il 2030 e tra il 20% e il 22% entro il 2035.
7. Natura e biodiversità
La Legge per il Ripristino della Natura è la prima legislazione unica europea per restaurare gli ecosistemi degradati, fondamentale per la Strategia Europea per la Biodiversità. Questa legge stabilisce obiettivi vincolanti per il ripristino di ecosistemi cruciali come foreste, zone umide e praterie, con particolare attenzione a quelli che catturano carbonio e riducono i disastri naturali.
Altro passo importante in questa direzione è l’adozione di un nuovo approccio per lo sviluppo di una blue economy sostenibile, che allinea le attività marine agli obiettivi del Green Deal europeo e promuove la coerenza tra i settori della blue economy, quali acquacoltura, pesca, energia pulita, trasporto marittimo, cantieristica navale e turismo costiero. L’approccio evidenzia inoltre l’importanza della ricerca, delle competenze, dell’innovazione e della cooperazione tra paesi e operatori marittimi.
8. Rendicontazione di sostenibilità: CSRD ed ESRS
La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) rappresenta una componente fondamentale del Green Deal, in quanto segna un’evoluzione significativa del quadro normativo europeo in materia di rendicontazione di sostenibilità. La CSRD ha istituito gli obblighi di legge per i quali le aziende (leggi l’articolo dedicato per sapere quali) devono presentare il proprio report di sostenibilità, evidenziando rischi e opportunità connessi a tali tematiche. Questa direttiva sostituisce e amplia la precedente Direttiva sulla Rendicontazione Non Finanziaria (NFRD), mirando a garantire una maggiore trasparenza e coerenza nella comunicazione dei dati ESG.
A supporto di questo quadro regolamentare, sono stati sviluppati gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS). Elaborati da EFRAG su proposta della Commissione Europea, gli ESRS definiscono in maniera precisa i requisiti, gli obblighi e le modalità che le aziende devono seguire per la rendicontazione della propria sostenibilità. Questi standard rappresentano la concreta traduzione tecnica degli obiettivi della CSRD, assicurando che i dati comunicati siano comparabili, verificabili e allineati agli ambiziosi traguardi di sostenibilità dell’Unione Europea.
9. Tassonomia europea e finanza sostenibile
La tassonomia è un sistema di classificazione che definisce criteri per le attività economiche in linea con una traiettoria a zero emissioni nette entro il 2050 e con obiettivi ambientali più ampi, oltre alla sola dimensione climatica. La tassonomia UE consente a imprese finanziarie e non finanziarie di adottare una definizione comune delle attività ambientalmente sostenibili, creando sicurezza per gli investitori, contrastando il greenwashing e riducendo la frammentazione del mercato.
10. Economia circolare e finanza sostenibile
Il Piano d’Azione per l’Economia Circolare è composto da 35 azioni e punta a rendere più sostenibili i processi di produzione. Il piano mira anche a garantire che le risorse utilizzate restino all’interno dei cicli produttivi dell’UE il più a lungo possibile.
Il programma InvestEU supporta gli investimenti sostenibili, l’innovazione e la creazione di posti di lavoro in Europa. Grazie alla garanzia del bilancio dell’UE fornita alle banche di promozione internazionali e nazionali, il programma InvestEU mira a generare oltre 372 miliardi di euro di investimenti privati in settori prioritari per le politiche dell’UE. Per raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo, la Commissione si è impegnata a mobilitare almeno 1 trilione di euro di investimenti sostenibili nel prossimo decennio. Il 30% del bilancio pluriennale dell’UE (2021-2028) e lo strumento unico NextGenerationEU (NGEU) per la ripresa dalla pandemia di COVID-19 sono stati destinati agli investimenti verdi.
Fonti dall’archivio dell’Unione Europea
Direttiva sulle Energie Rinnovabili
Direttiva sull’Efficienza Energetica
Proposta di Regolamento – Net-Zero Industry Act
Piano d’Azione per l’Economia Circolare
Strategia dell’UE sulla Biodiversità per il 2030
Proposta di Regolamento – Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM)
Proposta di Regolamento – Fondo Sociale per il Clima
Proposta di Direttiva – Prestazione Energetica nell’Edilizia
Proposta di Regolamento – Legge per il Ripristino della Natura
Proposta di Direttiva – Rendicontazione di Sostenibilità delle Imprese (CSRD)
Regolamento (UE) 2020/852 – Tassonomia delle Attività Ecosostenibili
- Tags :
- ambiente
- csddd
- csrd
- esrs
- unione europea