I risultati della COP16 sulla desertificazione

Si chiude dopo due settimane la 16ª Sessione della Conferenza delle Parti (COP16) della Convenzione delle Nazioni Unite per la Lotta alla Desertificazione (UNCCD) in Arabia Saudita. Come delineato nell’articolo dedicato all’apertura dei lavori a Riyadh, l’evento ha riunito quasi 200 paesi, 20.000 partecipanti, di cui circa 3.500 dalla società civile, e ha ospitato più di 600 eventi nell’ambito della prima Action Agenda per coinvolgere attori non statali. In queste settimane, le parti si sono confrontate in una serie di negoziati sulle sfide legate a suolo e aridità, con un particolare focus su sicurezza alimentare e cambiamenti climatici.

I contributi significativi

Attraverso il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, l’Italia ha messo a disposizione 11 milioni di euro per il ripristino del suolo nella regione africana del Sahel. Questi fondi andranno ad essere implementati dall’International Union for Conservation of Nature (IUCN) nell’Iniziativa della Grande Muraglia Verde (Great Green Wall Initiative of Sahara and Sahel). L’Arabia Saudita, nell’ambito della Saudi Green Initiative, ha annunciato cinque nuovi progetti per un valore di 60 milioni di dollari, insieme al lancio di un’iniziativa internazionale di monitoraggio delle tempeste di sabbia. Gli Stati Uniti e diversi paesi e organizzazioni partner hanno annunciato investimenti complessivi per quasi 70 milioni di dollari, incanalati nella Vision for Adapted Crops and Soils, mirata a costruire sistemi alimentari più resilienti.

Accordi principali raggiunti alla COP16

Quest’anno, per la prima volta in assoluto, l’UNCCD ha stabilito il fabbisogno globale di risorse finanziarie per bloccare e addirittura invertire la desertificazione, che ammonterebbe a 2.600 miliardi di dollari l’anno entro il 2030. Nel frattempo, e questo è il risultato maggiore di questa COP, è stato raggiunto un impegno di oltre 12 miliardi di dollari, che dovranno essere stanziati per rispondere al degrado del suolo. Ecco gli altri accordi raggiunti:
  • Istituzione di un Caucus per i Popoli Indigeni e uno per le Comunità Locali per garantire loro un’adeguata rappresentazione.
  • Creazione dell’Osservatorio Internazionale sulla Resilienza alla Siccità (IDRO). Questo sarà la prima piattaforma globale ad essere basata sull’intelligenza artificiale per valutare e migliorare la resilienza alla siccità.
  • Proseguimento dell’Interfaccia Scienza-Politica della Convenzione, che lavora per tradurre i risultati scientifici e le valutazioni in raccomandazioni rilevanti per le politiche.
  • Maggiore coinvolgimento del settore privato nella gestione sostenibile del territorio e delle risorse idriche attraverso l’iniziativa Business4Land.
Disattese, invece, le aspettative dei Paesi africani per quanto riguarda l’introduzione di un piano operativo di finanziamenti concreti e vincolanti, rifiutato dai Paesi più sviluppati.

Verso Ulan Bator

Come affermato dalla Vice Segretaria Generale delle Nazioni Unite, Amina J. Mohammed: “Il nostro lavoro non termina con la chiusura della COP16. Dobbiamo continuare ad affrontare la crisi climatica con inclusività, innovazione e resilienza. Giovani e popoli indigeni devono essere al centro di queste conversazioni.” Ulteriori definizioni dei nuovi accordi raggiunti saranno infatti discusse, e presumibilmente chiuse, alla COP del prossimo anno in Mongolia, che si ritiene si focalizzerà sulla gestione sostenibile dei pascoli.   Fonti United Nations conference in Riyadh charts a path for global action on land, UNCCD. COP16 Desertificazione, si chiude il negoziato ONU a Riyadh, Materia Rinnovabile. Salta il 1° accordo globale sulla desertificazione: flop della COP16 di Riad, Rinnovabili. Mongolia to host COP17 on desertification in 2026, Asia News.