Impronta-carbonio

Cosa è l’impronta di carbonio (o carbon footprint)

L’impronta di carbonio, o carbon footprint, è una metrica utilizzata per quantificare il livello di inquinamento generato dall’emissione di gas serra nell’atmosfera, derivante da attività quotidiane quali la guida di veicoli, l’uso di elettricità o la produzione e il consumo di beni.

 

Questa misurazione non si limita a includere la CO2, che è il gas serra più diffuso, ma estende l’analisi ad altri gas significativi per il riscaldamento globale, quali il metano (CH4) e l’ossido di diazoto (N2O). Vengono inclusi anche gas specificamente impiegati in alcuni processi industriali come l’esafluoruro di zolfo (SF6), gli idrofluorocarburi (HFCs), i perfluorocarburi (PFCs) e il trifluoruro di azoto (NF3), recentemente aggiunto all’elenco.

 

L’impronta di carbonio è calcolata in tonnellate di “CO₂ equivalente”. Per determinare il contributo di ciascun gas al riscaldamento globale rispetto al CO2, si utilizza un indice denominato “potenziale di riscaldamento globale” (Global Warming Potential, GWP). Questo indice quantifica quanto calore un determinato gas trattiene nell’atmosfera rispetto alla stessa quantità di CO2, considerato un arco temporale standard di 100 anni. Se un gas presenta un GWP di 10, significa che può trattenere dieci volte più calore della stessa quantità di CO2 nello stesso periodo. Grazie a questo parametro, è possibile convertire le emissioni di tutti i gas in un’unità comune, la CO₂ equivalente, facilitando così la somma e il confronto delle diverse emissioni.



Calcolo della carbon footprint individuale

 

Il calcolo dell’impronta di carbonio non si avvale di un metodo univoco, data la sua natura complessa che richiede l’adozione di molteplici approcci e misurazioni. Generalmente, il calcolo può essere eseguito seguendo criteri stabiliti dalla comunità scientifica e conformemente agli standard internazionali. Considerando la natura approssimativa di questa stima, il processo di calcolo inizia con una fase di raccolta dati, che considera vari aspetti:

 

Consumo energetico domestico: Quantità di elettricità, gas, legna, o altri combustibili usati in casa

 

Trasporti: Chilometri percorsi con mezzi di trasporto personali e pubblici, tipologie di veicoli utilizzati, frequenza di utilizzo di automobili, treni, aerei

 

Alimentazione: Tipo di dieta seguita e frequenza di consumo di diversi gruppi alimentari come carne, pesce, prodotti lattiero-caseari, vegetali

 

Consumi generali: Acquisto di beni come abbigliamento, elettronica, mobili e altri prodotti

 

Gestione dei rifiuti: Tipi di rifiuti prodotti e le relative pratiche di riciclaggio o smaltimento.

 

Successivamente, si applicano specifici coefficienti di emissione per ogni categoria di attività, presenti all’interno di database nazionali ed internazionali. La somma delle emissioni calcolate nelle diverse categorie fornisce il totale dell’impronta di carbonio, espressa in tonnellate di CO2 equivalente.



Calcolo della carbon footprint di organizzazione

 

Calcolare l’impronta di carbonio di un’organizzazione richiede un approccio strutturato per misurare le emissioni di gas serra associate alle sue attività quotidiane. Questo processo può essere diviso in diverse fasi e segue in generale la categorizzazione degli ambiti di emissione, conosciuti come “Scope 1, 2 e 3”:

 

Scope 1 (Emissioni dirette): Comprende tutte le emissioni dirette generate dalle attività controllate dall’organizzazione. Questo include emissioni da combustibili bruciati in impianti di proprietà o controllati dall’organizzazione (ad esempio, caldaie, veicoli aziendali, generatori).

 

Scope 2 (Emissioni indirette dall’energia): Include le emissioni derivanti dall’acquisto e dal consumo di energia elettrica, calore o vapore. Queste sono le emissioni generate nella produzione di energia che poi viene consumata dall’organizzazione.

 

Scope 3 (Altre emissioni indirette): Questo è il campo più ampio e spesso il più complesso da calcolare. Comprende tutte le altre emissioni indirette non coperte da Scope 2 che si verificano nella catena di valore dell’organizzazione, come l’acquisto di beni e servizi, i rifiuti generati nelle operazioni, il trasporto di prodotti finiti e i viaggi d’affari.

 

Il calcolo dell’impronta di carbonio di un’organizzazione inizia con un processo accurato di raccolta dati. Questo include la documentazione del consumo di energia, l’uso dei veicoli, le attività di trasporto, i rifiuti prodotti e gli acquisti di materiali e servizi. È essenziale utilizzare risorse affidabili come fatture energetiche, registri di manutenzione e dati di viaggio e acquisto per ottenere una visione precisa delle attività che generano emissioni. Successivamente, è fondamentale applicare i coefficienti di emissione corretti a ciascuna categoria di dati raccolti, utilizzando database nazionali ed internazionali affidabili, riportando tutte le emissioni in CO2 equivalente. La somma di queste emissioni fornisce l’impronta di carbonio totale dell’organizzazione, offrendo una panoramica complessiva dell’impatto ambientale.



Calcolo della carbon footprint di prodotto

 

Calcolare l’impronta di carbonio di un prodotto comporta l’analisi delle emissioni di gas serra generate durante tutto il suo ciclo di vita, dall’estrazione delle materie prime alla produzione, distribuzione, uso e smaltimento finale. Questo processo, noto come “analisi del ciclo di vita” (Life Cycle Assessment, LCA), fornisce una visione comprensiva dell’impatto ambientale del prodotto. Ecco i passaggi principali coinvolti nel calcolo dell’impronta di carbonio di un prodotto. Prima di iniziare l’analisi, è importante stabilire gli obiettivi e definire chiaramente l’ambito dello studio. Questo include la determinazione del prodotto da analizzare, le fasi del suo ciclo di vita da includere e gli impatti ambientali specifici da considerare.

 

Il processo di calcolo dell’impronta di carbonio di un prodotto inizia con una raccolta meticolosa di dati per ciascuna fase del suo ciclo di vita. Questo comprende l’analisi delle emissioni derivanti dall’estrazione e acquisizione delle materie prime, dove si considerano le emissioni prodotte sia dall’estrazione sia dalla produzione di tali materiali. Successivamente, si esaminano le emissioni generate durante i processi di fabbricazione, assemblaggio e finitura del prodotto. È altrettanto importante valutare le emissioni legate alla distribuzione e al trasporto del prodotto fino ai distributori e ai consumatori, così come quelle associate all’utilizzo del prodotto durante la sua vita operativa. Infine, si analizzano le emissioni risultanti dalle fasi di smaltimento o riciclaggio del prodotto a fine vita. Per ogni fase del ciclo di vita raccolta, si applicano specifici coefficienti di emissione, che permettono di esprimere le emissioni in CO2 equivalente. Questi coefficienti permettono di quantificare le emissioni di gas serra per ogni unità di input, come il kilowattora di energia consumata o la tonnellata di materiale utilizzato, e possono variare notevolmente in base al processo specifico e alla localizzazione geografica .La somma delle emissioni calcolate per ogni fase del ciclo di vita consente di determinare l’impronta di carbonio totale del prodotto.

 

Perché un’azienda dovrebbe calcolare la propria carbon footprint?

 

Nel contesto economico attuale, dove la sostenibilità è sempre più al centro delle attenzioni dei consumatori e degli investitori, le aziende che scelgono di calcolare e gestire attivamente la loro impronta di carbonio possono ricavarne un vantaggio competitivo. Il calcolo della carbon footprint della propria organizzazione può inoltre generare ulteriori vantaggi, come:

 

Riduzione dei costi operativi: Uno dei vantaggi più immediati del calcolo dell’impronta di carbonio è l’identificazione di inefficienze nei processi produttivi che portano a sprechi di energia e risorse. Ottimizzando questi processi, le aziende possono ridurre significativamente i costi operativi. Ad esempio, passare a fonti di energia rinnovabile o migliorare l’efficienza energetica degli impianti può ridurre le bollette energetiche e diminuire la dipendenza da fonti energetiche volatili e costose.

 

Accesso a nuovi mercati e finanziamenti: Un impegno dimostrato nella riduzione dell’impronta di carbonio apre le porte a mercati globali dove la sostenibilità è un criterio di selezione chiave. Inoltre, molte iniziative governative e privati offrono incentivi finanziari, sussidi o condizioni di finanziamento favorevoli per progetti che dimostrano un serio impegno nella sostenibilità. Le aziende con politiche ambientali solide sono anche più attraenti per gli investitori che cercano di ridurre i rischi associati ai cambiamenti climatici nei loro portafogli.



Fidelizzazione del cliente: Le aziende che comunicano efficacemente le loro misure di riduzione della carbon footprint possono costruire una relazione più forte con i loro clienti. I consumatori cercano trasparenza e responsabilità nelle aziende dalle quali acquistano prodotti o servizi. Dimostrando un impegno per la sostenibilità, le aziende possono aumentare la fiducia del cliente, fondamentale per il successo a lungo termine.


Risposta alle pressioni regolamentari e di mercato: Infine, la gestione dell’impronta di carbonio aiuta le aziende a rimanere conformi con le normative ambientali, che stanno diventando sempre più stringenti. Anticipare e rispondere a queste regolamentazioni non solo evita sanzioni, ma può anche posizionare l’azienda come leader proattivo, capace di adattarsi rapidamente alle nuove normative, riducendo i rischi legali e finanziari.