
Guerra e clima: il conto in tonnellate di CO₂ che nessuno vuole pagare
Il costo climatico della guerra è la quantità di emissioni di gas serra prodotte direttamente e indirettamente dai conflitti armati — dalle operazioni militari alla distruzione delle infrastrutture, fino alla ricostruzione. Un bilancio misurabile in centinaia di milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, che si accumula nell’atmosfera indipendentemente dagli accordi di pace e che ricade sull’intero pianeta per decenni. Iscriviti alla nostra newsletter e ricevi ogni settimana analisi, dati e approfondimenti ESG direttamente nella tua casella di posta.Militari: il quarto emettitore invisibile
Secondo il Conflict and Environment Observatory (CEOBS), le attività militari mondiali producono circa il 5,5% delle emissioni globali annuali di gas serra. Per capire la portata di questa cifra: se gli eserciti del mondo fossero uno Stato, sarebbero il quarto più grande emettitore del pianeta, dopo Cina, USA e India. Una quota equivalente all’intero settore globale del cemento. Le sole forze armate statunitensi emettono oltre 40 milioni di tCO₂e l’anno — classificandosi come il 54° produttore mondiale se considerate uno Stato a sé. Le forze britanniche nel 2018 hanno emesso circa 2,7 milioni di tCO₂e. L’impronta militare dell’intera UE nel 2019 era stimata a 24,8 milioni di tCO₂e — con l’Italia responsabile dell’8% di quel totale, circa 2 milioni di tonnellate. Dati riferiti a un tempo di pace. La contabilità si divide in emissioni “di funzionamento” — carburante bruciato da mezzi, navi, aerei e uffici — ed emissioni “incorporate” nella produzione di armamenti, carri armati, missili e munizioni. Nonostante questi numeri, dalla COP26 di Glasgow la rendicontazione militare negli NDC nazionali resta un obbligo volontario e sistematicamente ignorato dai paesi con le spese più elevate.Ucraina: 311 milioni di tonnellate in quattro anni
Il conflitto russo-ucraino è il caso più documentato sul piano dell’impatto climatico. Secondo l’Initiative on GHG Accounting of War — che coinvolge il Ministero ucraino per l’Economia e l’ONG Ecoaction — dal 24 febbraio 2022 al febbraio 2026, il conflitto ha generato 311 milioni di tCO₂e. Per avere un riferimento immediato: sono le emissioni annuali dell’intera Francia, oppure la metà di quelle annuali della Germania. Solo nel quarto anno di guerra l’incremento è stato di 75 milioni di tCO₂e. Le fonti principali sono:- Combustibili fossili militari (carri armati, caccia, logistica): 37% delle emissioni del quarto anno;
- Incendi del paesaggio: 23% delle emissioni totali, con 1,39 milioni di ettari bruciati nel solo 2025 — ben oltre i livelli prebellici;
- Distruzione e ricostruzione di infrastrutture energetiche, intensificatasi nell’inverno 2025–2026 con almeno 15 grandi attacchi tra marzo e dicembre 2025, seguiti da altri 19 tra gennaio e febbraio 2026;
- Aviazione civile deviata: le rotte Europa–Estremo Oriente allungate per evitare lo spazio aereo russo producono 12 milioni di tCO₂ aggiuntive l’anno;
- Sabotaggio dei gasdotti Nord Stream 1 e 2: rilasciati in atmosfera 14,6 milioni di tCO₂e in un unico evento.

Riarmo europeo: un’ipoteca climatica da 298 miliardi
Il paradosso più acuto riguarda proprio l’Europa, che si propone come leader globale della transizione verde. Nel 2024 la spesa militare mondiale ha raggiunto 2,7 trilioni di dollari, e i paesi del Nord globale investono già 30 volte di più in apparati militari rispetto ai fondi destinati al finanziamento climatico internazionale.
Il piano ReArm Europe / Readiness 2030 prevede un aumento della spesa militare UE di oltre 800 miliardi di euro entro il 2030. Il CEOBS stima che questo incremento genererebbe fino a 218 milioni di tCO₂e aggiuntive ogni anno, con un danno climatico associato fino a 298 miliardi di dollari. Per fare un confronto diretto: ogni dollaro investito in armamenti genera più del doppio delle emissioni rispetto allo stesso importo destinato a energia pulita.
A questo si aggiunge l’intreccio energetico: nel 2025 il gas russo rappresentava ancora il 13% delle importazioni UE, per un valore superiore a 15 miliardi di euro l’anno. L’UE ha confermato il bando totale entro il 2027, ma rischia di spostarsi verso una dipendenza dal GNL statunitense: nel 2025 il 57% del GNL importato in Europa proveniva dagli USA, con una proiezione al 2030 che potrebbe arrivare al 75–80% dell’import totale di GNL. Fino a quando le emissioni militari resteranno fuori dai registri ufficiali — con l’82% delle emissioni militari UE ancora non contabilizzato, secondo il professor Soroush Abolfathi dell’Università di Warwick — qualsiasi obiettivo di decarbonizzazione rimarrà strutturalmente incompleto.
Condividi questo articolo, chiedi trasparenza alle istituzioni sulle emissioni militari e sostieni le organizzazioni che documentano il costo climatico dei conflitti — come il
CEOBS e Ecoaction. La giustizia climatica passa anche da qui.
https://naufraghi.ch/guerra-in-ucraina-clima-devastato-311-milioni-di-tonnellate-di-co2/
https://umanitanova.org/clima-di-guerra-stiamo-freschi-il-taccuino-della-crisi-climatica/
https://www.ambienteinsalute.it/guerra-ucraina-emissioni-co2-risarcimento-climatico/
https://www.hdblog.it/green/articoli/n649593/guerra-ucraina-emissioni-co2-311-milioni/