
Cos’è il GRI e cosa sono gli Standard GRI
La Global Reporting Initiative (GRI) è un’organizzazione indipendente fondata nel 1997 con l’obiettivo di sviluppare standard per la rendicontazione della sostenibilità. I suoi strumenti aiutano le organizzazioni a comunicare in modo trasparente, strutturato e comparabile i propri impatti significativi su ambiente, società ed economia.
Per quanto ormai superati sul continente europeo, i GRI Standards sono oggi uno dei riferimenti globali per il reporting di sostenibilità. Si tratta di un framework di rendicontazione applicabile sia a grandi imprese che a piccole e medie organizzazioni, pubbliche o private. L’approccio è volontario, ma può assumere carattere vincolante per chi decide di dichiarare formalmente la conformità GRI.
La struttura degli standard si basa su principi fondamentali come trasparenza aziendale, stakeholder engagement e accountability aziendale, promuovendo una comunicazione della sostenibilità chiara, coerente e accessibile. Il loro impiego permette di collegare gli impatti delle attività aziendali agli obiettivi dell’Agenda 2030 e di monitorare in modo credibile la propria performance di sostenibilità.
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Struttura modulare e applicazione degli standard
Dal 2021 il sistema GRI è stato aggiornato e riorganizzato in tre gruppi principali:
- Standard universali: comprendono GRI 1, 2 e 3. Sono obbligatori per chi vuole dichiarare la conformità GRI e contengono i principi della rendicontazione, le informazioni generali sull’organizzazione e il processo di identificazione degli impatti materiali.
- Standard settoriali: offrono indicazioni specifiche per settori ad alto impatto ambientale e sociale, come energia, tessile o agricoltura. Il loro utilizzo è fortemente consigliato per una comunicazione efficace e coerente dei rischi e impatti di settore.
- Standard tematici: approfondiscono argomenti specifici come diritti umani, cambiamento climatico, salute e sicurezza, economia circolare e impatto ambientale. La selezione avviene sulla base dei temi materiali rilevati.
L’approccio modulare consente alle imprese di adattare il proprio Bilancio ESG alla realtà operativa, mantenendo allo stesso tempo un impianto metodologico condiviso con gli altri attori del mercato.

Il ruolo degli Standard nella rendicontazione ESG
Nel contesto attuale, il reporting di sostenibilità è sempre più centrale nella gestione strategica d’impresa. L’utilizzo degli Standard GRI per la redazione del proprio report di sostenibilità consente alle imprese di rispondere in modo puntuale alle richieste di investitori, banche, clienti e istituzioni.
In questo senso, dotarsi di un bilancio di sostenibilità strutturato permette di migliorare la performance ESG, evidenziare i propri KPI ESG e integrare la strategia ESG nei processi aziendali. Inoltre, favorisce un dialogo trasparente con gli stakeholder, aumenta la credibilità del brand e può incidere positivamente sul rating di sostenibilità e sull’accesso al credito.
I dati non finanziari diventano così strumenti in nostro possesso per guidare scelte consapevoli, ridurre i rischi e cogliere le opportunità legate alla sostenibilità aziendale. Le informazioni riportate consentono inoltre di monitorare con maggiore precisione le emissioni di gas serra e altre variabili ambientali.
Lo Standard 102 e l’interoperabilità con ESRS e IFRS
Nel 2025, il GRI ha avviato la consultazione pubblica sul nuovo Standard GRI 102, dedicato al cambiamento climatico. Il documento rappresenta un aggiornamento sostanziale rispetto ai precedenti standard sul tema, introducendo informative dettagliate su emissioni di gas serra, strategie di mitigazione e adattamento, piani di transizione e aspetti legati alla giustizia climatica, con particolare attenzione agli impatti su lavoratori e comunità vulnerabili.
Lo sviluppo del GRI 102 risponde all’esigenza di rafforzare la disclosure ESG in materia climatica e si inserisce in un contesto regolatorio in rapida evoluzione, dove coesistono diversi standard come gli ESRS europei e gli IFRS Sustainability Standards.
In questo scenario, il nuovo standard è stato pensato per allinearsi in modo coerente allo standard ESRS E1 sul cambiamento climatico, condividendone numerosi requisiti e approccio metodologico.
L’interoperabilità tra GRI e ESRS si basa sulla comune adozione della materialità d’impatto, ma gli ESRS introducono anche la prospettiva finanziaria, secondo il principio della doppia materialità. L’allineamento con l’IFRS S2, invece, è più limitato, data la diversa finalità orientata esclusivamente agli investitori.
Questa convergenza metodologica consente alle imprese di razionalizzare la raccolta dati, semplificare i processi di reporting e migliorare la comunicazione verso stakeholder istituzionali e finanziari, riducendo il rischio di duplicazioni informative.
GRI e ESRS: differenze e punti in comune
La collaborazione tra GRI e l’European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG), avviata nel 2023, ha dato origine a un processo di armonizzazione tra gli standard GRI e gli ESRS, questi ultimi introdotti dalla direttiva Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD).
Questo lavoro congiunto ha portato alla pubblicazione dell’Indice di Interoperabilità GRI–ESRS e di una mappatura tecnica tra i due sistemi, utili a evitare la doppia rendicontazione e a integrare i requisiti europei nei processi GRI esistenti.
I due standard condividono diversi elementi: entrambi promuovono la trasparenza, la centralità degli stakeholder e la valutazione degli impatti ambientali e sociali. Tuttavia, l’approccio europeo introduce alcune differenze significative:
- Gli ESRS sono obbligatori per un numero crescente di imprese europee, a differenza dei GRI Standards, che restano strumenti volontari applicabili a livello globale.
- Il GRI adotta un approccio basato sulla materialità d’impatto, concentrandosi sugli effetti dell’attività aziendale sull’ambiente e sulle persone. Gli ESRS, invece, applicano la doppia materialità, includendo anche la prospettiva finanziaria, cioè gli effetti dei temi di sostenibilità sull’impresa stessa.
- Gli ESRS sono più dettagliati e prescrittivi: definiscono con maggiore precisione i formati di rendicontazione, i livelli di disaggregazione delle informazioni e la strutturazione gerarchica dei contenuti (temi, sotto-temi, sotto-sotto-temi).
- L’approccio europeo prevede inoltre che le imprese conducano un processo strutturato di due diligence per identificare impatti, rischi e opportunità, in linea con le linee guida ONU e OCSE.
Nonostante queste differenze, la collaborazione tra GRI ed EFRAG ha permesso di creare strumenti pratici, come l’Indice di Interoperabilità e la mappatura tecnica dei data point, che aiutano le imprese a integrare gli ESRS nei processi GRI già in uso.
In questo scenario, il GRI può rappresentare un punto di partenza per la transizione verso la conformità agli ESRS, facilitando l’adozione di un sistema di reporting più articolato e aderente alla nuova normativa europea.
Come redigere un bilancio ESG con gli standard GRI
La redazione di un report GRI richiede un processo articolato che parte dalla definizione del perimetro organizzativo e dalla raccolta dei dati non finanziari. Seguono l’analisi degli impatti, l’identificazione dei temi materiali e la selezione degli standard tematici e settoriali pertinenti.
Ogni disclosure deve essere supportata da evidenze verificabili, dati quantitativi e qualitativi, obiettivi misurabili e spiegazioni puntuali in caso di dati non disponibili. Il report finale può essere autonomo o integrato nel bilancio finanziario e deve contenere l’indice GRI, strumento utile per garantire trasparenza e tracciabilità dei contenuti.
Ad ogni modo, come anticipato, il GRI ha progressivamente perso centralità come riferimento unico per la rendicontazione non finanziaria in Europa. L’adozione della direttiva CSRD e la diffusione degli ESRS come standard obbligatori hanno, infatti, determinato una transizione verso sistemi più articolati.
Sebbene i GRI Standards restino validi per rappresentare gli impatti esterni, oggi le imprese che operano nel contesto europeo devono orientarsi verso una rendicontazione integrata, conforme ai nuovi quadri normativi, come la CSRD.
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