
Green Bond: cosa sono, come funzionano e chi li emette
I green bond, o obbligazioni verdi, sono strumenti di debito emessi da enti pubblici, privati o sovranazionali, che presentano una caratteristica fondamentale: i proventi raccolti devono essere utilizzati esclusivamente per finanziare o rifinanziare progetti con un impatto ambientale positivo. Si tratta quindi di obbligazioni vincolate all’ambiente, nate con l’obiettivo di incentivare investimenti più sostenibili.
Negli ultimi anni, il mercato dei green bond è cresciuto in modo vertiginoso. Secondo il World Economic Forum, nel solo 2020 si sono raggiunti i 270 miliardi di dollari in emissioni, e nel 2023 si è arrivati a 575 miliardi.
L’Europa è il principale motore di questa crescita, seguita da Stati Uniti, America Latina e Asia. Le ragioni? Crescente consapevolezza ambientale, regolamentazioni più stringenti, e forte domanda da parte degli investitori ESG.
Come funzionano le obbligazioni verdi
Dal punto di vista tecnico, i green bond funzionano come le obbligazioni tradizionali: offrono un rendimento fisso e una scadenza, ma si distinguono per la finalità. I progetti finanziati possono infatti includere la produzione di energia rinnovabile, l’efficienza energetica degli edifici, il trasporto pubblico sostenibile, la gestione responsabile dei rifiuti, la protezione della biodiversità o l’adattamento ai cambiamenti climatici.
Per garantire che i fondi siano realmente destinati a progetti “verdi”, molte emissioni seguono linee guida volontarie, come i Green Bond Principles. Questi principi stabiliscono criteri di trasparenza e rendicontazione che gli emittenti devono rispettare, favorendo la fiducia degli investitori.
In un contesto in cui il rischio di greenwashing è reale, la verifica da parte di soggetti terzi e la tracciabilità dei fondi diventano elementi cruciali. Non a caso, l’emissione dei green bond è generalmente accompagnata da certificazioni esterne che attestano la coerenza ambientale dei progetti.
Come funziona l’emissione di un green bond
L’emissione di un green bond segue un processo articolato. L’emittente deve:
- definire un portafoglio di progetti verdi;
- sviluppare un Green Bond Framework, un insieme di criteri e linee guida che definiscono le modalità per emettere obbligazioni verdi;
- ottenere, preferibilmente, una valutazione esterna sulla coerenza con i Green Bond Principles;
- pubblicare report periodici sugli impatti e sull’allocazione dei fondi.
Quando è stato emesso il primo green bond?
La prima obbligazioni verde della storia è stato emessa nel 2007 dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI). L’anno successivo, nel 2008, fu la Banca Mondiale a lanciarne una, rivolta a investitori istituzionali.
Da quel momento, questo settore è cresciuto rapidamente. Anche in Italia il mercato è attivo: tra i green bond emessi nel Belpaese troviamo emissioni da parte di grandi utility, amministrazioni locali e società quotate, con progetti legati a rinnovabili, trasporti sostenibili ed efficientamento energetico.
Le quattro categorie
Nel mercato attuale, i green bond si distinguono in quattro categorie principali, riconosciute dai GBP e riprese anche nello European Green Bond Standard:
- Use of Proceeds Bond: obbligazioni ordinarie in cui i fondi sono destinati a progetti verdi, ma con pieno ricorso all’emittente.
- Revenue Bond: i proventi derivano da flussi di entrata specifici, come tasse o tariffe, non dall’intero bilancio dell’emittente.
- Project Bond: il rimborso è legato ai risultati economici del singolo progetto finanziato.
- Secured Green Bond: obbligazioni garantite da un pool di progetti verdi o da altri asset sottostanti.
Queste quattro categorie di green bond permettono una flessibilità strutturale in base al tipo di progetto e alla natura dell’emittente.
Green bond, blue bond e climate bond
È importante distinguere tra i green bond. Ecco le principali differenze:
- Green bond: destinati a progetti ambientali in senso ampio.
- Blue bond: una categoria più specifica, dedicata alla protezione degli ecosistemi marini e delle risorse oceaniche.
- Climate bond: focalizzati su progetti che contribuiscono a ridurre le emissioni di gas serra o mitigare il cambiamento climatico.
Tutti i blue bond sono green bond, ma non tutti i green bond sono blue bond. E lo stesso vale per i climate bond, spesso certificati da organizzazioni come la Climate Bonds Initiative.
Chi può emetterli?
Le obbligazioni verdi possono essere emesse da:
- istituzioni sovranazionali (come BEI, World Bank);
- governi nazionali e locali;
- aziende private, comprese le multinazionali;
- banche e intermediari finanziari.
Oltre alla reputazione positiva, le emissioni verdi consentono di accedere a un bacino più ampio di investitori, in particolare quelli orientati alla finanza responsabile.
Rischi e sfide: il greenwashing
Uno dei principali rischi nel mercato dei green bond è il greenwashing, ovvero la pratica di promuovere come “verdi” titoli che in realtà non generano benefici ambientali misurabili.
Per contrastare questo rischio, sono fondamentali:
- la trasparenza nei report;
- le verifiche esterne indipendenti;
- strumenti normativi come i già menzionati Green Bond Principles e lo European Green Bond Standard.
Da chi sono definiti i Green Bond Principles?
I Green Bond Principles (GBP) sono stati sviluppati e vengono aggiornati sotto la guida dell’International Capital Market Association (ICMA). Si tratta di linee guida volontarie pensate per garantire integrità, trasparenza e rendicontazione nel mercato delle obbligazioni verdi.
I GBP si basano su quattro pilastri fondamentali:
- Uso dei proventi: i fondi devono essere destinati esclusivamente a progetti con benefici ambientali chiari.
- Valutazione e selezione dei progetti: l’emittente deve comunicare gli obiettivi di sostenibilità e i criteri adottati.
- Gestione dei proventi: le risorse raccolte devono essere tracciate e allocate in modo trasparente.
- Reporting: è richiesta la pubblicazione regolare di report sull’uso dei fondi e sugli impatti ambientali.
A supporto di questi principi, gli emittenti possono pubblicare un Green Bond Framework e ottenere una valutazione indipendente attraverso una revisione esterna. Questo processo aiuta a rafforzare la fiducia degli investitori e a prevenire fenomeni di greenwashing.
A quali prodotti finanziari si applica l’European Green Bond Standard?
Per rafforzare la trasparenza del mercato e contrastare le pratiche ingannevoli, l’Unione Europea ha introdotto lo European Green Bond Standard. Si tratta di uno standard volontario, pensato per assicurare che le obbligazioni verdi in Europa siano realmente allineate agli obiettivi ambientali di Bruxelles.
Questo standard si applica a qualsiasi green bond emesso in Europa – da enti pubblici o privati – i cui proventi siano destinati a progetti che rispettino i criteri della Tassonomia europea per la finanza sostenibile. L’obiettivo è migliorare la credibilità e la comparabilità delle obbligazioni verdi, rendendo più semplice per gli investitori valutare l’efficacia ambientale dei titoli.
Nel 2021, l’Unione Europea ha collocato sul mercato circa 14 miliardi di dollari in green bond, segnando un record storico. Questa operazione rappresenta un esempio concreto dell’applicazione dello standard europeo e della volontà politica di rendere la finanza un alleato della sostenibilità.
Lo standard rientra in un insieme più ampio di iniziative, tra cui la Global Green Bond Initiative, che mira a incentivare l’uso di capitali privati per sostenere la transizione climatica.
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