GHG Protocol

GHG Protocol: tutto quello che c’è da sapere

L’adozione di pratiche sostenibili da parte delle aziende è una delle massime priorità sul piano europeo, soprattutto in vista degli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione che la Commissione si è posta negli ultimi anni. Una delle sfide fondamentali in questo processo è la misurazione accurata delle emissioni di gas serra (GHG), che richiede un approccio strutturato e standardizzato. Il Greenhouse Gas Protocol (GHGP) rappresenta il riferimento principale in questo ambito, fornendo le linee guida necessarie per quantificare l’impronta di carbonio aziendale. In questo articolo esploreremo i principi fondamentali del GHG Protocol, dal calcolo delle emissioni all’importanza di un reporting trasparente, con un focus particolare sui confini organizzativi e operativi che ogni azienda deve definire per una rendicontazione efficace.

Cos’è il GHG Protocol

La transizione ecologica europea procede spedita verso il 2050. Al centro di questa trasformazione ci sono le aziende, che stanno lavorando per ridurre e compensare le proprie emissioni. Alla base di questo percorso vi è la misurazione delle emissioni di gas serra (GHG).

Il punto di riferimento per il calcolo delle emissioni è il Greenhouse Gas Protocol, anche detto GHG Protocol (GHGP). Questo stabilisce quadri normativi globali standardizzati e completi per misurare e gestire le emissioni di gas serra (GHG) derivanti da operazioni nel settore privato e pubblico fino alle catene del valore.

Il GHG Protocol è un’iniziativa coordinata dal World Resources Institute (WRI) e dal World Business Council for Sustainable Development (WBCSD), che coinvolge aziende, governi, organizzazioni non governative e altre entità.

Lanciato nel 1998, il GHGP offre linee guida e requisiti per le aziende per preparare un inventario delle emissioni, che include anche il calcolo della propria impronta di carbonio aziendale (corporate carbon footprint, o CCF). La CCF descrive la quantità totale di emissioni di gas serra generate dalle attività di un’azienda. Questo include sia le emissioni dirette che quelle indirette.

Confine organizzativo

Il primo passo verso il reporting delle emissioni è determinare il confine organizzativo, ovvero inquadrare l’ambito all’interno del quale un’azienda o un’entità opera, stabilendo i limiti per responsabilità, controllo e operazioni.

Il GHG Protocol prevede due approcci che le aziende possono utilizzare per determinare i propri confini organizzativi: l’approccio del controllo e l’approccio della partecipazione azionaria.

Secondo l’approccio del controllo, un’azienda è responsabile per la totalità delle emissioni sulle quali ha la diretta gestione. Questo si adotta quando un’azienda ha il controllo sulle operazioni quotidiane o anche sulle operazioni e sulle finanze di un’altra azienda. Nel caso dell’approccio della partecipazione azionaria, un’azienda è responsabile per le emissioni in base al suo interesse economico in un’operazione e non necessariamente in base alla proprietà.

Confine operativo

Una volta stabilito il confine organizzativo, il prossimo step è definire il confine operativo. Questo definisce l’ambito delle emissioni dirette e indirette. Mentre le prime sono quelle provenienti da fonti di proprietà o controllate dall’azienda, le seconde sono – anche se collegate alle attività dell’azienda – prodotte da un’altra impresa. Il GHG protocol divide le emissioni in tre categorie:

  • Scope 1: emissioni dirette, quindi legate ad operazioni che un’organizzazione possiede o controlla direttamente (come le emissioni legate all’utilizzo di veicoli commerciali).
  • Scope 2: emissioni indirette generate dal consumo di energia (come quelle legate all’approvvigionamento dalla rete elettrica).
  • Scope 3: tutte le altre emissioni indirette generate lungo la catena del valore, come quelle legate alla spedizione della merce e allo smaltimento dei prodotti venduti.

Anche se è più semplice quantificare le emissioni di scope 1 e 2, per molte imprese le emissioni di scope 3 rappresentano la parte più sostanziale. A dirla tutta, le emissioni legate allo scope 3 rappresentano circa l’80% delle emissioni dei settori ad alta intensità emissiva e la loro analisi rappresenta una sfida considerevole. Questo perché lo scope 3 coinvolge numerosi attori lungo la catena del valore, dati frammentati, fonti di emissioni indirette difficili da tracciare e via discorrendo.

Calcolo delle emissioni con il GHG Protocol

Il primo step per il calcolo delle emissioni è identificare le fonti di emissioni di gas serra (GHG) all’interno del confine dell’inventario e classificarle come Scope 1, 2 o 3.

Come riportato dal documento GHG emissions reporting, sviluppato da KPMG, le emissioni di GHG sono prodotte dalle seguenti categorie di fonti:

  • Combustione stazionaria: combustione di combustibili in apparecchiature stazionarie, ad esempio forni, caldaie, riscaldatori.
  • Combustione mobile: combustione di combustibili in dispositivi di trasporto, come automobili e aeroplani.
  • Emissioni di processo: emissioni derivanti da processi fisici o chimici, ad esempio la fusione dell’alluminio.
  • Emissioni fuggitive: rilasci intenzionali o non intenzionali, come perdite da apparecchiature.

Il calcolo delle emissioni è un processo articolato in più fasi. Le aziende dovrebbero consultare il Corporate Accounting and Reporting Standard del GHG Protocol per ottenere indicazioni su tutto il processo di sviluppo dell’inventario. Gli strumenti offerti da GHG Protocol sono accompagnati da istruzioni dettagliate che l’azienda può seguire passo dopo passo. La maggior parte delle aziende dovrà applicare più di uno strumento per coprire tutte le proprie emissioni. Gli strumenti più rilevanti si dividono per:

  • Specifici per paese: personalizzati per particolari paesi in via di sviluppo.
  • Specifici per settore: progettati principalmente per il settore o l’industria indicati, ma possono essere applicabili anche ad altre situazioni.
  • Trasversali ai settori: applicabili a molte industrie e aziende, indipendentemente dal settore.

Monitoraggio: normalizzazione dei dati e anno base

La riduzione delle emissioni è un percorso, e in quanto tale va monitorato. Inoltre, i dati vanno “normalizzati”, ovvero adattati ad eventuali cambiamenti strutturali aziendali, come acquisizioni o modifiche interne, per garantire confronti coerenti e accurati delle emissioni.

La normalizzazione degli inventari delle emissioni nel tempo richiede che un anno base (o un periodo base) venga stabilito come punto di riferimento per confrontare le emissioni attuali o future.

Gli anni base devono essere definiti affinché gli inventari siano conformi al GHG Protocol Corporate Standard e alla ISO 14064-1: 2018.

L’inventario dell’anno base deve essere adeguato quando:

  1. Un cambiamento strutturale nei confini organizzativi provoca un cambiamento cumulativo significativo nelle emissioni dell’anno base dell’organizzazione.
  2. Un cambiamento nelle metodologie di calcolo o un miglioramento nell’accuratezza dei fattori di emissione provoca un cambiamento cumulativo significativo nelle emissioni dell’anno base dell’organizzazione.
  3. Viene scoperto un errore significativo o una serie di errori cumulativi che, nel loro insieme, sono significativi.

Per “significativo” si intende un cambiamento cumulativo pari o superiore al 5% nelle emissioni totali dell’anno base. In taluni casi, le organizzazioni non devono adeguare le emissioni dell’anno base. Questo documento del Climate Registry riporta le dovute eccezioni.

Rendicontazione

Affinché sia valido a tutti gli effetti, un report pubblico sulle emissioni di GHG deve rispettare le seguenti caratteristiche:

  • Si basa sui migliori dati disponibili al momento della pubblicazione e comunica eventuali discrepanze significative.
    • È trasparente riguardo alle limitazioni del processo di raccolta dei dati.
    • Presenta le emissioni lorde separate da eventuali scambi di GHG, come le compensazioni.

Inoltre, per una dichiarazione delle emissioni presentata in conformità con il GHGP, vi sono diversi standard di riferimento. Ecco i più importanti:

  • Lo Standard del Prodotto: può essere utilizzato per comprendere le emissioni di GHG dell’intero ciclo di vita di un prodotto e concentrare gli sforzi sulle opportunità di riduzione maggiori delle emissioni di GHG. Utilizza la metodologia LCA, concentrandosi specificamente sul calcolo dell’impronta di GHG.
  • Lo Standard di Contabilità e Reporting GHG Protocol per le Aziende: fornisce requisiti e linee guida per aziende e altre organizzazioni, come ONG, enti governativi e università, che stanno preparando un inventario delle emissioni di GHG a livello aziendale.
  • Lo Standard della Catena del Valore Aziendale (Scope 3): consente alle aziende di valutare l’impatto delle emissioni di tutta la loro catena del valore e di identificare dove concentrare le attività di riduzione.
  • Il GHG Protocol per la Contabilità dei Progetti: è lo strumento di contabilità più completo e neutrale dal punto di vista politico per quantificare i benefici dei gas a effetto serra dei progetti di mitigazione dei cambiamenti climatici.

Certificazione

Per la certificazione formale della carbon footprint di organizzazione è necessario coinvolgere un revisore indipendente che possa verificare la completezza e l’affidabilità dei dati presentati. Diverse società specializzate, come Bureau Veritas ed SGS, sono in grado di eseguire una verifica dei dati. Questi condurranno un audit per confermare che il report sia conforme agli standard del GHG Protocol, per poi rilasciare – in caso di approvazione – una certificazione rinnovabile su base annuale.

Molte aziende, anche se seguono gli standard e le linee guida del GHGP per raccogliere informazioni e monitorare le emissioni, si muovono in conformità con altri standard, ad esempio in base all’ESRS E1 o all’IFRS S2.

Conclusione

In conclusione, il GHG Protocol è un riferimento imprescindibile per le aziende impegnate nella misurazione, gestione e riduzione delle proprie emissioni di gas serra. Attraverso un quadro normativo rigoroso e standardizzato, il protocollo offre una metodologia chiara e un approccio trasparente alla rendicontazione. La distinzione tra le diverse categorie di emissioni, con particolare riferimento allo Scope 3, evidenzia la complessità e la profondità dell’analisi, ma anche l’importanza di una gestione integrata lungo l’intera catena del valore. In questo contesto di crescenti aspettative nei confronti della sostenibilità, il GHG Protocol è sicuramente un aiuto importante sul fronte della precisione e della consapevolezza.

 

A fronte della complessità di tutto il processo di valutazione e rendicontazione delle proprie emissioni, sono già tante le imprese che si affidano a Natù ESG per la creazione di report GHG dettagliati che includano anche il calcolo delle emissioni Scope 3.
 
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Fonti

Identify Organizational and Operational Boundaries, Environmental Defense Fund.

Scope 3 Inventory Guidance, United States Environmental Protection Agency.

Grappling with scope 3 emissions of assets? Start with materiality, IIGCC.

About Us, Greenhouse Protocol.

The complete guide to understanding scope 1, 2, and 3 emissions, ClimatePartner.

A Corporate Accounting and Reporting Standard, The Greenhouse Gas Protocol.

GHG emissions reporting, KPMG.

Tracking Emissions Over Time Guidance, The Climate Registry.

Calculation Tools and Guidance, Greenhouse Gas Protocol.