ESRS

ESRS semplificati: EFRAG presenta le bozze

Gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) sono gli standard tecnici che definiscono le informazioni di sostenibilità che le imprese obbligate sono tenute a rendicontare nell’Unione Europea secondo la Corporate Sustainability Reporting Directive. Il 3 dicembre EFRAG ha pubblicato il proprio parere tecnico, corredato da una serie di versioni preliminari degli ESRS semplificati elaborate su mandato della Commissione Europea. Questa revisione mira a ridurre gli oneri amministrativi senza compromettere la qualità informativa e rappresenta un passaggio centrale del pacchetto Omnibus. Le modifiche proposte si fondano sull’esperienza delle imprese che hanno già rendicontato secondo gli ESRS e sui contributi raccolti nella consultazione pubblica.

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Il pacchetto Omnibus e gli ESRS semplificati

L’iniziativa che ha portato alla bozza sugli ESRS semplificati nasce in un quadro politico preciso, segnato dalla volontà della Commissione Europea di ridurre gli oneri amministrativi per le imprese senza indebolire gli obiettivi del Green Deal. Nel 2025, con il pacchetto Omnibus, l’UE ha avviato una revisione mirata della normativa sulla rendicontazione di sostenibilità, riconoscendo che la prima applicazione degli ESRS da parte dei cosiddetti “wave 1 reporters” aveva evidenziato complessità operative superiori alle attese. Le difficoltà emerse riguardavano soprattutto l’analisi di materialità, la raccolta dati lungo la catena del valore e l’interpretazione di requisiti narrativi percepiti come particolarmente onerosi per imprese e consulenti.

In questo scenario, l’EFRAG è stato incaricato dalla Commissione Europea di elaborare entro novembre 2025 una proposta tecnica per semplificare gli standard. Il processo si è basato su due pilastri: l’esperienza reale delle imprese che hanno rendicontato nel 2024 e una consultazione pubblica molto partecipata, con oltre 700 risposte. Questo doppio contributo ha permesso di individuare sia le incongruità nel processo di rendicontazione sia gli aspetti che potevano essere alleggeriti senza sacrificare la qualità dell’informazione di sostenibilità.

La pubblicazione del parere tecnico dell’EFRAG rappresenta, quindi, un equilibrio politico tra esigenze di competitività e impegni climatici: ridurre il carico burocratico, evitare duplicazioni, introdurre maggiore proporzionalità e, al tempo stesso, mantenere l’ambizione del quadro europeo di rendicontazione ESG.

Cos’è l’EFRAG?

L’European Financial Reporting Advisory Group è un’organizzazione europea nata nel 2001 su impulso della Commissione Europea per servire l’interesse pubblico nella definizione degli standard di informativa economico-finanziaria e, più recentemente, di sostenibilità. La sua funzione principale consiste nel fornire alla Commissione una consulenza tecnica indipendente e articolata, sotto forma di testi completi di standard da trasformare in atti delegati dell’Unione Europea.

Dal 2022, con l’ampliamento delle sue funzioni previsto dalla CSRD, l’EFRAG ha assunto il compito di redigere gli European Sustainability Reporting Standards, curandone l’impostazione tecnica, gli aggiornamenti e le successive semplificazioni. Il suo lavoro consiste nel trasformare gli obiettivi normativi dell’Unione in standard operativi completi, che la Commissione potrà poi adottare tramite atti delegati.

Accanto agli ESRS destinati alle imprese di maggiori dimensioni, l’EFRAG ha sviluppato standard specifici rivolti alle piccole e medie imprese, distinti per natura e finalità. Il primo è l’ESRS LSME (European Sustainability Reporting Standard for Listed Small and Medium-Sized Enterprises), destinato alle PMI quotate e concepito come quadro obbligatorio e proporzionato per chi rientra direttamente nell’ambito della CSRD. Il secondo è il VSME (Voluntary Standard for Small and Medium-Sized Enterprises), pensato per le PMI non quotate che necessitano di un modello volontario per rispondere alle richieste della catena del valore e degli operatori finanziari. Entrambi mantengono un allineamento con l’impianto generale degli ESRS, pur seguendo una logica distinta e calibrata sulle caratteristiche delle PMI.

L’attività dell’EFRAG si articola in due pilastri: uno dedicato alla rendicontazione finanziaria, che dialoga con gli standard contabili internazionali, e uno dedicato alla rendicontazione di sostenibilità, focalizzato sul redigere e aggiornare gli ESRS, supportandone l’attuazione. La legittimazione del suo operato poggia su un processo decisionale trasparente, basato su consultazioni pubbliche, prove sul campo, incontri con imprese, organizzazioni di categoria, società civile e autorità europee.

In pratica, l’EFRAG è l’ingranaggio tecnico che traduce gli obiettivi politici del Green Deal e della finanza sostenibile in strumenti operativi, interpretando le esigenze delle imprese, valutando l’impatto delle richieste informative e proponendo soluzioni mirate a coniugare qualità della rendicontazione, riduzione degli oneri e coerenza con l’interesse pubblico europeo.

Analisi di materialità e catena del valore

Le revisioni degli ESRS si fondano su un principio chiave: la necessità di rendere il processo di individuazione degli impatti più significativo, coerente e praticabile. L’EFRAG ha concentrato la semplificazione sull’analisi di materialità, mantenendo però la centralità dell’approccio basato sulla doppia materialità e, soprattutto, sulla gravità e probabilità degli impatti negativi su persone e ambiente. In questo modo, il percorso resta pienamente allineato ai Principi Guida delle Nazioni Unite e alle Linee guida OCSE, rafforzando il legame tra dovere di diligenza e rendicontazione.

Le imprese possono ora concentrare l’analisi sulle aree dove gli impatti sono più probabili o più gravi, superando la frammentazione della precedente impostazione, che richiedeva un esame minuzioso di ogni tema. La possibilità di concludere che un impatto è chiaramente rilevante o non rilevante senza ulteriori passaggi documentali, quando la conclusione è giustificabile, introduce una proporzionalità reale e riconosce l’esperienza delle imprese nella gestione dei rischi di sostenibilità.

Anche la catena del valore viene trattata con maggiore pragmatismo. L’estensione dell’informativa oltre le operazioni dirette resta necessaria, ma diventa più proporzionata: l’impresa deve considerare fornitori, clienti e partner soltanto quando da tali relazioni emergono impatti significativi. Per farlo può ricorrere a stime, medie di settore e altre fonti indirette quando ottenere dati puntuali genera costi eccessivi o barriere operative. Questo consente di collegare in modo più funzionale la due diligence e la rendicontazione, rendendo entrambi i processi parti di un unico approccio basato sul rischio.

Utilità dell’informazione e riduzione dei dati richiesti

Uno dei risultati più evidenti del processo di revisione è la riduzione della quantità di dati richiesti. Il mandato della Commissione prevedeva una semplificazione sostanziale, e l’EFRAG ha risposto riducendo di circa due terzi i punti informativi obbligatori. Questa scelta elimina gli elementi superflui, comprese le informazioni facoltative del precedente impianto, e consente alle imprese di concentrarsi su ciò che è effettivamente necessario per comprendere i propri impatti, rischi e opportunità. L’informazione deve essere utile: questo principio guida ora la selezione dei contenuti.

La semplificazione non è solo quantitativa, ma anche strutturale. Il nuovo impianto consente alle imprese di presentare un quadro più coerente e lineare, con la possibilità di costruire una narrazione unica e significativa al posto di una sequenza di elementi frammentati. Questo approccio favorisce la chiarezza e permette di collegare meglio strategie, rischi, impatti e azioni intraprese.

Tuttavia, alcune concessioni introdotte nel nome della proporzionalità suscitano perplessità. L’ampia possibilità di non fornire alcune informazioni quando la loro raccolta comporterebbe costi o sforzi eccessivi rischia di trasformarsi in una scappatoia troppo ampia, soprattutto perché non sono previsti limiti precisi né un orizzonte temporale che ne definisca l’utilizzo. Inoltre, l’eliminazione di alcune informazioni sociali, in particolare quelle relative ai lavoratori non dipendenti, comprometterebbe la comparabilità tra imprese e potrebbe indebolire la protezione di categorie spesso più vulnerabili. Nonostante ciò, il risultato finale rappresenta un equilibrio accettabile per una pluralità di portatori di interesse, pur non esente da criticità.

I prossimi passi: verso l’adozione degli ESRS semplificati

Con la consegna degli ESRS riveduti, spetta ora alla Commissione Europea formalizzare gli standard attraverso un atto delegato. L’intenzione è procedere rapidamente, in linea con il pacchetto Omnibus, così da garantire alle imprese un quadro alleggerito già nei prossimi esercizi. L’adozione finale dovrebbe avvenire entro sei mesi dall’entrata in vigore delle misure Omnibus, e sarà questa la fase in cui eventuali compromessi residui potranno essere definitivamente consolidati.

Gli standard semplificati saranno applicabili dal 2027, con la possibilità di adozione anticipata nel 2026. Fino ad allora, le imprese della wave 1 continueranno a utilizzare gli ESRS completi del 2023. Sarà quindi necessario un periodo di transizione molto attento, in cui i sistemi di raccolta dati, le procedure interne e le competenze del personale dovranno essere progressivamente adeguate.

Parallelamente, l’EFRAG avvierà un programma di supporto, che includerà documenti interpretativi, risposte ai quesiti più frequenti e materiali formativi. Un ruolo decisivo sarà svolto dall’ESRS Knowledge Hub, previsto per dicembre 2025, che offrirà alle imprese un punto di riferimento per comprendere e applicare correttamente le nuove disposizioni. La piena riuscita degli ESRS semplificati dipenderà ora dalla capacità degli attori coinvolti di consolidare quanto ottenuto e applicarlo nella pratica, spostando l’attenzione dalla negoziazione normativa alla qualità dell’attuazione.