
ESRS: cosa prevedono gli standard per il bilancio di sostenibilità?
Nel luglio 2023 la Commissione Europea ha adottato ufficialmente gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), un corpus normativo destinato a cambiare radicalmente il modo in cui le aziende europee rendicontano le proprie performance ambientali, sociali e di governance (ESG).
Gli ESRS rappresentano lo strumento attuativo della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), entrata in vigore a gennaio 2023, e sono obbligatori per tutte le imprese soggette a tale direttiva. Con l’introduzione degli ESRS, l’Unione Europea non solo alza il livello della trasparenza e della responsabilità aziendale, ma compie un passo decisivo verso l’integrazione della sostenibilità nella strategia d’impresa.
Il contesto normativo: dalla NFRD alla CSRD
Per comprendere appieno gli ESRS è essenziale conoscere il contesto da cui derivano. La Non-Financial Reporting Directive (NFRD), in vigore dal 2014, ha rappresentato il primo tentativo europeo di strutturare la rendicontazione non finanziaria.
Nel 2021 la NFRD è stata superata con l’introduzione della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD). Questa amplia in modo significativo il perimetro delle imprese soggette alla rendicontazione di sostenibilità e introduce un obbligo di rendicontazione basata su standard dettagliati, cioè gli ESRS.
Questa direttiva è stata formalmente adottata il 5 gennaio 2023 ed implementata in Italia con il D.lgs. 254/2016. La nuova direttiva ha segnato l’entrata in vigore di un regime normativo più avanzato per gli obblighi di rendicontazione in ambito environmental, social and governance.
Nel 2025, la Commissione ha presentato il pacchetto “Omnibus” per alleggerire il carico di rendicontazione per le aziende, soprattutto per le piccole e medie imprese. Il nuovo assetto prevede che solo le imprese soggette alla direttiva CSRD siano solo quelle con oltre 1.000 dipendenti e con fatturato superiore a 50 milioni o attivo dello Stato Patrimoniale superiore ai 25 milioni. Per le altre, l’Unione Europea prevede uno strumento volontario: il VSME.
Lo standard VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs) è stato sviluppato dall’European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG) per supportare le piccole e medie imprese non quotate nell’affrontare le crescenti richieste di sostenibilità. Questo standard si compone di:
- Un modulo base con informazioni su emissioni, sicurezza, aspetti fondamentali.
- Un modulo completo che include rischi climatici e obiettivi di riduzione.
Il VSME è meno complesso degli European Sustainability Reporting Standards, non richiede la doppia materialità e consente alle PMI di rispondere in modo proporzionato alle richieste di banche, investitori e clienti lungo la catena del valore.
Cosa sono gli European Sustainability Reporting Standards?
Gli European Sustainability Reporting Standards costituiscono il quadro tecnico di riferimento che specifica quali informazioni le imprese devono divulgare relativamente agli impatti, ai rischi e alle opportunità legati ai temi ESG. Anche questi sono stati redatti dall’EFRAG.
Gli standard sono suddivisi in:
- 2 standard trasversali (cross-cutting): ESRS 1 e ESRS 2.
- 10 standard tematici (topical): 5 ambientali (E), 4 sociali (S), 1 di governance (G).
- Standard settoriali e proporzionati per PMI, attualmente in fase di sviluppo.
Struttura degli ESRS
Standard trasversali
Gli ESRS 1 e 2 definiscono i principi generali, i requisiti minimi e la struttura della rendicontazione:
- ESRS 1 – General Requirements: stabilisce i concetti fondamentali (come la doppia materialità), i criteri qualitativi, la struttura del report e il perimetro della value chain. Costituisce la base architetturale di tutti gli altri standard.
- ESRS 2 – General Disclosures: elenca le informazioni minime che devono essere sempre riportate, indipendentemente dai risultati dell’analisi di materialità. Include aspetti su governance, strategia, gestione di impatti/ rischi/ opportunità e monitoraggio tramite indicatori e target.
Standard ambientali (E)
- ESRS E1 – Cambiamento climatico
- ESRS E2 – Inquinamento
- ESRS E3 – Risorse idriche e marine
- ESRS E4 – Biodiversità ed ecosistemi
- ESRS E5 – Uso delle risorse ed economia circolare
Standard sociali (S)
- ESRS S1 – Forza lavoro propria
- ESRS S2 – Lavoratori nella catena del valore
- ESRS S3 – Comunità impattate
- ESRS S4 – Consumatori e utenti finali
Standard di governance (G)
- ESRS G1 – Condotta aziendale
L’elemento cardine degli ESRS: la doppia materialità
Un concetto chiave introdotto dagli ESRS è quello della doppia materialità (double materiality), che rappresenta un cambio di paradigma rispetto alla tradizionale rendicontazione finanziaria. Questa tiene in considerazione due elementi:
- materialità d’impatto (inside-out): valuta gli impatti significativi (positivi o negativi) che l’impresa ha su persone e ambiente.
- materialità finanziaria (outside-in): considera i rischi e le opportunità ESG che potrebbero influire sulla performance economica dell’impresa.
Se un tema è rilevante in almeno una delle due dimensioni, deve essere oggetto di rendicontazione dettagliata.
Il ruolo della due diligence e della value chain
Gli ESRS richiedono che la valutazione della materialità sia basata sulla due diligence e che l’impresa consideri anche la propria catena del valore a monte e a valle. Questo implica che impatti e rischi derivanti da fornitori o clienti strategici debbano essere inclusi nel bilancio di sostenibilità.
In questo contesto, la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) assume un ruolo complementare, poiché impone obblighi specifici di identificazione, prevenzione e mitigazione degli impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente lungo la catena del valore. La CSDDD affronta, infatti, divulgazioni richieste anche dagli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), come l’inclusione di criteri ecologici e sociali nella selezione dei fornitori, rafforzando così l’integrazione tra strategia aziendale e sostenibilità.
Quali ESRS sono obbligatori?
Alcuni standard sono sempre obbligatori a prescindere dall’analisi di materialità:
- ESRS E1 (Climate change): anche se ritenuto “non materiale”, richiede una giustificazione documentata.
- ESRS 2 (General Disclosures).
Gli altri topical standards (E2-E5, S1-S4, G1) sono soggetti a valutazione di materialità. Se un tema è considerato non materiale, è sufficiente una breve giustificazione nel report.