Ecolabel

Ecolabel: guida alle etichette ecologiche

Le ecolabel (o “etichette ecologiche”) sono una tipologia di etichettatura creata per indirizzare produttori e consumatori verso prodotti, servizi e aziende con un minor impatto ambientale.

Negli anni, il loro numero è cresciuto esponenzialmente, riflettendo una crescente consapevolezza ambientale, ma anche sollevando dubbi sulla loro affidabilità. Non tutte le ecolabel, infatti, seguono criteri rigorosi o trasparenti, rendendo fondamentale distinguere tra le certificazioni realmente affidabili e quelle meno credibili.

La prima ecolabel mai introdotta è la Blue Angel. Questa venne creata nel 1978, su iniziativa del Ministero degli Interni della Germania dell’Ovest, con l’obiettivo di indicare, su base volontaria, le alternative migliori dal punto di vista ecologico e della salute del consumatore. Da allora, il numero delle eco-etichette è cresciuto costantemente in tutto il mondo, fino ad includerne 456, distribuite in 25 settori industriali. Tutte le ecolabel sono raccolte nel registro online Ecolabel Index, liberamente consultabile.

Oggi, molte le etichette ecologiche vengono assegnate in seguito a valutazioni più o meno approfondite da vari enti ed associazioni. Queste operano sul piano regionale, nazionale o internazionale, come l’ISO (International Organization for Standardization).

I tre tipi di etichette ecologiche

Le etichette ambientali fanno riferimento alla norma ISO 14020:2022 e si dividono per tre tipologie: Tipo I, Tipo II e Tipo III.

Tipo I: si basano sugli standard ISO 14024 e vengono assegnate da terzi attraverso una licenza, sulla base di considerazioni relative al ciclo di vita. La certificazione viene concessa per un periodo di tempo definito, al termine del quale il prodotto o servizio deve essere nuovamente sottoposto a certificazione. Alcuni esempi noti di eco-etichetta di Tipo I includono l’Ecolabel UE, la Forest Stewardship Council e la Marine Stewardship.

Tipo II: si basano tipicamente sugli standard ISO 14021 e sono legate a dichiarazioni fatte da produttori, importatori, rivenditori o distributori riguardo alle caratteristiche ambientali di un prodotto o servizio. Per questi tipi di ecolabel è il distributore a dichiarare autonomamente le caratteristiche ambientali del prodotto, per quanto tali etichette siano comunque regolamentate da diversi governi.

Tipo III: si basano sugli standard ISO 14025 e sono tipicamente utilizzate per la comunicazione B2B. Queste riguardano le dichiarazioni volontarie sulla sostenibilità dell’intero ciclo di vita (LCA) di un prodotto o servizio. Questi dati rientrano in categorie predefinite di parametri stabiliti da una terza parte qualificata, come le dichiarazioni ambientali di prodotto, note tra gli addetti ai lavori come “EPD” (environmental product declarations).

Gli sforzi UE: Green Claims Directive ed Ecolabel europeo

Nonostante il ruolo delle etichette ambientali nel promuovere scelte più sostenibili, questo sistema presenta delle criticità sul piano della verificabilità delle dichiarazioni, se non addirittura dei marchi garantiti da terze parti. Basti pensare alle forti critiche mosse all’etichetta “Dolphin Safe”, la quale è stata addirittura più volte condannata dall’Organizzazione Mondiale del Commercio. Per rafforzare la validità delle dichiarazioni ambientali, nel 2024 l’Unione Europea ha adottato la Green Claims Directive (GCD). Questa rappresenta un quadro normativo essenziale per garantire chiarezza ai consumatori sulle affermazioni ambientali delle aziende. Complementare alla Empowering Consumers Directive, tale proposta normativa mira a contrastare il greenwashing, obbligando le imprese a fornire prove solide a sostegno delle loro dichiarazioni ambientali.

La direttiva stabilisce requisiti minimi per:

  • Sostanziare le dichiarazioni ambientali.
  • Comunicarle in modo trasparente.
  • Verificarle attraverso enti terzi indipendenti.

L’obiettivo principale della norma è proteggere i consumatori e l’ambiente, garantendo che le affermazioni esplicite siano basate su evidenze verificabili.

Un altro importante strumento adottato dall’Unione Europea è l’Ecolabel europeo, istituito nel 1992 e in vigore sia nei 27 Paesi dell’UE che in quelli appartenenti allo Spazio Economico Europeo (Norvegia, Islanda, Liechtenstein). Questo marchio è, ad oggi, posto sopra 87.000 prodotti caratterizzati da un ridotto impatto ambientale durante il loro ciclo di vita. Questa etichetta è di Tipo 1 e, quindi, sottoposta a certificazione da parte di un ente indipendente.

I criteri Ecolabel, definiti al livello europeo con il coinvolgimento di associazioni di consumatori e ONG ambientaliste, tengono conto anche della salute e della sicurezza dei consumatori. Inoltre, quando rilevanti, l’ecolabel EU considera anche gli aspetti sociali ed etici legati ai processi produttivi.

 

Fonti

K. Mak e A. Crane, ‘Ecolabelling: A development framework’, in C. Campbell Marketing in Transition: Scarcity, Globalism, & Sustainability Proceedings of the 2009 World Marketing Congress (Oslo: 2009).

Eco-labelling, European Forest Institute.

The different types of ecolabels, Ecosystem United.

‘Dolphin Safe’ Labels On Canned Tuna Are A Fraud, Forbes.

Ecolabel UE, ISPRA.

Ecolabel UE, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Environmental Product Declaration (EPD) – The complete guide, Ecochain.

EU Ecolabel facts and figures, European Commission.