Crediti di Carbonio: cosa sono

Crediti di Carbonio: cosa sono e come funzionano

Nella lotta contro il cambiamento climatico, i crediti di carbonio si sono affermati come uno strumento essenziale per compensare le emissioni di gas serra e promuovere la sostenibilità ambientale a livello globale. Con un crescente impegno da parte di governi, aziende e organizzazioni non governative, i crediti di carbonio sono oggi al centro di molte iniziative per limitare l’impatto dell’uomo sul pianeta.

Ma cosa sono esattamente i carbon credits e come funzionano? Quali sono i vantaggi per le aziende e il pianeta? Questo articolo esplorerà l’evoluzione dei crediti di carbonio, il loro impatto sull’economia globale, oltre a sfide, criticità e vantaggi.

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Carbon credit: cosa sono?

Un credito di carbonio è una misura di compensazione che rappresenta la riduzione o l’assorbimento di una tonnellata di CO2 o l’equivalente di altri gas serra. In pratica, i crediti di carbonio funzionano come “certificati” che permettono alle aziende o addirittura ai paesi di compensare le proprie emissioni di CO2 sostenendo progetti che riducono l’impatto ambientale.

Tali progetti possono includere una serie variegata di attività, come la produzione di energie rinnovabili, l’adozione di tecnologie per l’efficienza energetica, progetti di riforestazione e altre iniziative che riducono le emissioni di gas serra.

In sostanza, un’azienda che emette CO2 può acquistare crediti di carbonio per compensare le proprie emissioni di anidride carbonica equivalente, contribuendo allo sviluppo di progetti ecologici che hanno un impatto positivo sull’ambiente e, in alcuni casi, sulle comunità dove questi progetti vengono realizzati.

Come nascono i crediti per la CO2

Il concreto di compensazione delle emissioni di CO2 prende piede nella cornice politica del Protocollo di Kyoto verso la fine degli anni 90’. Questo trattato, frutto di negoziazioni internazionali, è il primo di una serie di accordi nei quali i paesi industrializzati si sono impegnati a ridurre le proprie emissioni di gas serra per ridurre l’effetto serra e mitigare i cambiamenti climatici. È in questo contesto che viene delineato il cosiddetto “emissions trading”.

Il commercio di emissioni, come stabilito nell’Articolo 17 del Protocollo di Kyoto, consente ai paesi che non emettono quanto sarebbe concesso loro dagli obiettivi internazionali di vendere l’eccedenza ai paesi che hanno superato o che intendono superare questo limite.

Nasce così una nuova “commodity” nella forma di riduzioni o compensazione delle emissioni. Poiché l’anidride carbonica è il principale dei gas serra (in inglese “Greenhouse gases” o GHG), essa viene usata come unità di riferimento per monitorare le emissioni. Lo scambio e la vendita del carbonio danno così origine ad un vero proprio mercato. A supporto del “carbon market”, il Protocollo di Kyoto ha introdotto due meccanismi innovativi: il Clean Development Mechanism (CDM) ed il Joint Implementation (JI). Mentre il primo ha permesso alle aziende dei paesi industrializzati di ottenere crediti sostenendo progetti di riduzione delle emissioni nei paesi in via di sviluppo, il secondo ha facilitato la collaborazione in questo settore tra i paesi industrializzati.

Il ruolo nell’economia verde

Nel contesto attuale, i crediti di carbonio sono diventati un elemento chiave per la promozione della sostenibilità ambientale e della transizione energetica. Infatti, le aziende e i governi li utilizzano per raggiungere i propri obiettivi climatici. In questo modo possono contribuire a compensare l’impronta di carbonio (anche nota come “Carbon Footprint”) e a promuovere lo sviluppo di energie rinnovabili. Ecco alcuni modi nei quali i crediti di carbonio incentivano lo sviluppo sostenibile:

  1. Innovazione: Il mercato dei crediti di carbonio rende le nuove tecnologie più appetibili agli occhi delle aziende, favorendo le aziende più innovative. Ecco alcuni validi esempi secondo il World Economic Forum.
  2. Pianeta e biodiversità: I progetti di riforestazione giocano un ruolo centrale nel sistema dei crediti di carbonio. Piantare alberi sequestra CO2 dall’atmosfera, contribuendo alla compensazione delle emissioni. Allo stesso tempo, questi progetti aiutano a preservare la biodiversità e a proteggere gli ecosistemi naturali. Come nel caso dei progetti di Natù, le attività di riforestazione possono diventare anche un mezzo per promuovere la sostenibilità sociale, includendo comunità locali, persone con disabilità e gruppi marginalizzati.
  3. Responsabilità Sociale d’Impresa: Acquistare crediti di carbonio sui mercati volontari è diventato un modo per molte aziende di dimostrare il proprio impegno verso la sostenibilità ambientale e migliorare la propria reputazione. Come riportato anche dall’Harvard Business Review, un numero sempre crescente di consumatori – soprattutto tra i più giovani – preferisce sostenere aziende che adottano pratiche sostenibili. In più, secondo quanto riscontrato da Accenture in uno studio del 2018, il 42% dei consumatori abbandona i brand con i quali non condividono i valori.
  4. Sviluppo economico nei paesi in via di sviluppo: I progetti sostenibili che generano crediti di carbonio, come quelli supportati dal Clean Development Mechanism, contribuiscono allo sviluppo economico dei paesi in via di sviluppo. Questi progetti creano posti di lavoro, migliorano l’accesso all’energia e riducono la povertà, contribuendo a una crescita sostenibile.

Le criticità del mercato

Nonostante i numerosi vantaggi elencati, il sistema dei crediti di carbonio presenta delle criticità. Uno dei principali problemi in questo settore è la verifica della qualità dei progetti e la veridicità dei crediti di carbonio generati. Casi come lo scandalo che nel 2023 ha coinvolto Verra, principale standard per verificare i crediti di carbonio, hanno messo in luce quanta strada ci sia ancora da fare prima di avere un mercato di crediti privo di ambiguità. Inoltre, la diffusa confusione tra riduzione e compensazione delle emissioni può portare le aziende a trascurare le azioni da intraprendere a monte, rallentando così la transizione verso la neutralità carbonica.

Per affrontare queste e altre criticità è fondamentale che i crediti di carbonio siano completamente verificabili, trasparenti e basati su progetti che effettivamente riducono le emissioni senza andare ad intaccare gli altri aspetti della sostenibilità, ovvero la governance e la dimensione sociale. Si rende, quindi, necessario che i progetti siano monitorati da organismi e che gli standard garantiscano un impatto reale e duraturo.

Produrre crediti di carbonio certificati

Il processo di validazione e certificazione dei crediti garantisce l’affidabilità del sistema dei carbon credit. Questo prevede sei fasi:

1. Ideazione del progetto: Si identifica la tipologia di intervento da realizzare (ad esempio, progetti di riforestazione, energie rinnovabili o pratiche agricole rigenerative), elaborando un’analisi di fattibilità conforme agli standard adottati, come l’ISO 14064-2.

2. Quantificazione preliminare (ex ante): In questa fase si stimano anticipatamente le emissioni che verranno evitate o rimosse grazie al progetto, mettendo a confronto lo scenario previsto in assenza del progetto (scenario baseline) e quello con l’intervento realizzato.

3. Validazione del progetto: Si prepara il Project Design Document (PDD), documento che descrive dettagliatamente gli aspetti tecnici e metodologici del progetto, sottoponendolo poi all’esame di un ente esterno indipendente e accreditato, che ne valuta la conformità agli standard applicabili.

4. Implementazione e monitoraggio: Una volta validato, il progetto viene concretamente realizzato. Durante tutta la sua durata vengono raccolti dati e informazioni necessarie a verificare periodicamente le riduzioni o le rimozioni effettivamente ottenute.

5. Verifica e certificazione: Un ente terzo autonomo verifica i risultati del monitoraggio e certifica l’effettivo impatto positivo in termini di riduzione delle emissioni. Una volta validati, i crediti di carbonio possono essere anche certificati.

6. Registrazione dei crediti: Infine, i crediti certificati vengono registrati ufficialmente su piattaforme dedicate e resi disponibili per essere venduti o acquistati da aziende e organizzazioni interessate a compensare le proprie emissioni di carbonio.

Il futuro dei crediti di carbonio: nuove sfide e opportunità

Con i nuovi obietti concordati con l’Accordo di Parigi del 2015, il contesto internazionale per i crediti di carbonio è cambiato significativamente. L’Articolo 6 dell’accordo permette ai paesi di cooperare volontariamente per raggiungere i loro obiettivi climatici, inclusa la possibilità di trasferire crediti di carbonio derivanti dalla riduzione delle emissioni di gas serra. Uno degli strumenti principali introdotti è il Meccanismo di Credito dell’Accordo di Parigi (PACM), che consente ai paesi di ridurre le emissioni a costi inferiori e di collaborare a progetti climatici. Questo meccanismo permette a un’azienda di ridurre le emissioni in un paese e vendere i crediti ottenuti a un’altra azienda in un altro paese. Inoltre, una parte dei fondi generati va a sostenere l’adattamento climatico nei paesi in via di sviluppo.

Questo nuovo scenario offre enormi opportunità, ma presenta anche sfide importanti.

Una delle principali sfide sarà quella di garantire che i crediti di carbonio rimangano uno strumento efficace per la compensazione delle emissioni di gas serra. Il rischio è che, in assenza di regole chiare e standard elevati, il mercato dei crediti diventi opaco, riducendo la fiducia dei consumatori e degli investitori. Inoltre, la domanda di crediti di carbonio è destinata a crescere nei prossimi anni, soprattutto con l’aumento delle politiche globali volte a raggiungere la neutralità climatica. Tuttavia, è essenziale che i crediti di carbonio siano integrati in una strategia di sostenibilità aziendale più ampia.

Il progetto di Natù ESG per compensare le emissioni e generare crediti di carbonio

Il progetto “Un Albero per il Futuro” promosso da Natù ESG è un’iniziativa concreta per contrastare il cambiamento climatico attraverso la riforestazione urbana. Realizzato in collaborazione con scuole, enti locali e aziende, il progetto punta a creare nuove aree verdi che migliorino la qualità dell’aria e supportino la biodiversità.

Grazie all’applicazione dello standard ISO 14064-2 e al patrocinio di istituzioni come il Ministero dell’Ambiente e il Ministero dell’Agricoltura, il progetto garantisce trasparenza e integrità. Ogni anno, vengono mediamente rimosse circa 184,77 tonnellate di CO₂ equivalente, generando crediti di carbonio certificati disponibili per aziende che intendono compensare le proprie emissioni.

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Fonti utili e approfondimenti

Protocollo di Kyoto, ISPRA: https://www.isprambiente.gov.it/it/servizi/registro-italiano-emission-trading/aspetti-generali/protocollo-di-kyoto

Paris Agreement Crediting Mechanism, UNCC: https://unfccc.int/process-and-meetings/the-paris-agreement/article-64-mechanism

L’UE e l’accordo di Parigi: verso la neutralità climatica, Parlamento Europeo: https://tinyurl.com/2s7344aj

International carbon market, Commissione Europea: https://climate.ec.europa.eu/eu-action/eu-emissions-trading-system-eu-ets/international-carbon-market_en