
COP29 e Crediti di Carbonio: ecco le novità
Sotto certi aspetti, la COP29 è stata un’occasione persa. Il finanziamento per i paesi meno sviluppati è insufficiente ed il tetto dei 1,5°C fissato dagli Accordi di Parigi non è stato assolutamente considerato. Eppure, nonostante tutto, qualcosa siamo riusciti a portarlo a casa.
Dopo quasi dieci anni di dibattiti, i negoziatori della conferenza di Baku sono riusciti a raggiungere un accordo sulle regole per il commercio globale dei crediti di carbonio.
Secondo alcuni osservatori, l’accordo fornisce uno strumento fondamentale ai paesi e a quelle aziende che cercano di raggiungere la neutralità climatica anche attraverso la rimozione del carbonio dall’atmosfera. D’altro canto, il sistema messo in piedi dalla COP29 presenta delle criticità da tenere in considerazione.
Il perfezionamento del mercato del carbonio
Come abbiamo già analizzato in questa analisi, il mercato del carbonio è un sistema che consente a paesi, aziende e altre entità di acquistare o vendere i crediti di carbonio, ossia dei certificati che compensano le emissioni di gas serra prodotte. Ogni credito rappresenta la riduzione o la compensazione di una tonnellata di CO2 o di gas serra equivalenti, ottenuta tramite progetti che vanno dalla produzione di energia rinnovabile all’efficienza energetica e alla riforestazione.
Il commercio di carbonio è stato un tema controverso fin dall’adozione dell’Accordo di Parigi nel 2015, in particolare nell’ambito dell’Articolo 6, che stabiliva le regole per un mercato globale supervisionato dalle Nazioni Unite. Tuttavia, i primi risultati sono stati insoddisfacenti: scarsa regolamentazione e poca trasparenza hanno sollevato più volte dubbi sulla qualità dei crediti. Un esempio emblematico è stato lo scandalo Verra del 2023, che ha messo in luce le problematiche legate alla tracciabilità e all’affidabilità dei crediti di carbonio.
Nel corso degli anni, le COP successive hanno cercato di risolvere alcune di queste problematiche. La COP26 del 2021, ad esempio, ha istituito l’Organo di Supervisione dell’Articolo 6.4.
Gli sviluppi di Baku
A ottobre, l’Azerbaijan aveva ospitato una riunione dell’Organo di Supervisione dell’Articolo 6.4, nella quale sono stati proposti nuovi standard. Alla COP29, il paese ospitante ha messo al centro del dibattito la questione dei crediti di carbonio, spingendo per un intervento deciso fin dai primi giorni. Uno dei principali punti di discussione è stata la trasparenza del sistema. Mentre l’Unione Europea chiedeva una supervisione più rigorosa delle Nazioni Unite e una maggiore trasparenza nelle transazioni tra paesi, alcune nazioni, guidate dagli Stati Uniti, hanno insistito per mantenere un sistema decentralizzato.
Nonostante le divergenze, è stato trovato un compromesso. Il nuovo sistema prevede che gli sviluppatori di progetti, per accordi che non coinvolgono intese bilaterali tra paesi, debbano fare riferimento all’Organo di Supervisione dell’Articolo 6.4. Questo ente avrà il compito di registrare i progetti, che dovranno poi essere approvati, insieme al paese ospitante, prima che i crediti vengano emessi. Inoltre, l’Organo avrà anche il compito di sviluppare nuovi standard per la compensazione.
Questo accordo, c’è da dire, presenta alcune criticità. In primo luogo, il testo approvato a Baku non fa mai riferimento ai diritti umani, un aspetto fondamentale nelle politiche di sostenibilità. Inoltre, le nuove regole non scongiurano definitivamente il rischio di doppio conteggio dei crediti di carbonio. Questo può accadere se più entità registrano lo stesso progetto di riduzione delle emissioni senza coordinarsi o se non esiste un sistema centralizzato di tracciamento dei crediti.
Un altro aspetto controverso è stato il rifiuto di sottoporre i progetti del Clean Development Mechanism (CDM) del Protocollo di Kyoto a nuovi test di “addizionalità”. Questo principio implica che i progetti debbano dimostrare che le riduzioni delle emissioni sarebbero impossibili senza l’attuazione del progetto stesso. Di conseguenza, molti vecchi progetti CDM continueranno a emettere crediti senza verifiche rigorose, ma solo con una simbolica approvazione da parte del paese ospitante.
Le prospettive future
Secondo le dichiarazioni ufficiali della COP29, il nuovo sistema dei crediti di carbonio dovrebbe ridurre i costi per l’implementazione dei piani climatici nazionali dei paesi per un importo massimo di 250 miliardi di dollari all’anno. Tuttavia, nonostante l’impegno a basarsi sulla “migliore scienza disponibile”, le regole adottate non eliminano completamente il rischio che crediti di bassa qualità vengano validati.
L’Organo di Supervisione dell’Articolo 6.4 riprenderà i lavori l’anno prossimo, anche se si prevede che la COP di Belem si concentrerà maggiormente su temi come la giustizia climatica e l’adattamento agli eventi estremi.
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Fonti
Cop29’s new carbon market rules offer hope after scandal and deadlock, The Guardian.
COP29 Agrees International Carbon Market Standards, UNFCCC.
COP29: Complex Article 6 rules pave way to unruly carbon markets, Carbon Market Watch.
COP29 ends with compromise on climate financing, World Metereological Organization.
COP 29: Carbon credit trading scheme criticised as ‘get out of jail free card’, RZN.