Bilancio di sostenibilità

Bilancio di sostenibilità: cos’è e come si redige

In questo articolo parliamo di bilancio di sostenibilità, approfondendo tutti gli aspetti più importanti, come la normativa di riferimento, i vantaggi e come si redige. Vorresti redigere un bilancio di sostenibilità in maniera pratica e intuitiva? Prova SuitYou!, il software ESG che semplifica la rendicontazione di sostenibilità. Oppure affidati al nostro servizio di consulenza specializzata!

Cos’è il bilancio di sostenibilità?

Il bilancio di sostenibilità, anche conosciuto come report di sostenibilità o bilancio ESG, è un documento di rendicontazione non finanziaria, nonché strumento strategico per comunicare in modo trasparente gli impatti delle attività aziendali, i rischi identificati e i risultati raggiunti rispetto agli obiettivi di sostenibilità prefissati. Generalmente redatto su base annuale, il bilancio consente alle imprese di monitorare i progressi compiuti in ambito ambientale, sociale e di governance, delineando con chiarezza le priorità future. Integrando dati quantitativi e analisi qualitative, il documento supporta una gestione responsabile e orientata al lungo termine, contribuendo a rafforzare la governance e il processo decisionale. Inoltre, il bilancio di sostenibilità rappresenta un canale di dialogo essenziale con gli stakeholder — clienti, dipendenti, fornitori, investitori e comunità locali — offrendo loro una visione completa e trasparente delle performance aziendali.

Normative e linee guida per la rendicontazione ESG: CSRD, ESRS e VSME

Negli ultimi anni, l’Unione Europea ha ridefinito il panorama della rendicontazione non finanziaria, ponendo le basi per una transizione sempre più trasparente, misurabile e strutturata della sostenibilità all’interno delle imprese. L’entrata in vigore della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) rappresenta un momento di svolta. Questa direttiva segna, infatti, un’evoluzione profonda rispetto alla precedente NFRD, estendendo in modo significativo gli obblighi legati alla redazione del bilancio di sostenibilità. Accanto alla direttiva, troviamo un elemento centrale: gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS). Elaborati da EFRAG e divenuti effettivi nel 2024, questi standard sono un punto di riferimento per le aziende che devono rendicontare la propria sostenibilità in conformità con la CSRD. Gli ESRS delineano con precisione le informazioni che le aziende devono fornire riguardo agli impatti, i rischi e le opportunità relativi a questioni ambientali, sociali e di governance. Un altro elemento chiave del nuovo impianto normativo europeo è rappresentato dal VSME, ovvero il Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs. Sviluppato anch’esso dall’EFRAG, il VSME nasce con l’obiettivo di offrire uno strumento semplice e flessibile per guidare le PMI nella redazione del proprio bilancio di sostenibilità, senza dover affrontare la complessità tecnica prevista per le grandi imprese. A differenza degli standard previsti dalla CSRD, il VSME non richiede l’applicazione del principio della doppia materialità, ma si concentra sulla comunicazione chiara ed essenziale delle pratiche e delle performance di sostenibilità dell’impresa.

I parametri del bilancio di sostenibilità obbligatorio

La CSRD ha introdotto criteri più rigorosi e una platea più ampia di imprese tenute a pubblicare il proprio report di sostenibilità. Secondo i parametri attuali, la norma coinvolgerà circa 50.000 imprese in tutta Europa, con 5000 solo in Italia. Il processo seguirà queste tempistiche:
  • Dal 1° gennaio 2024: le grandi imprese di interesse pubblico (oltre 500 dipendenti) con almeno €50 milioni di fatturato o €25 milioni di attivo patrimoniale.
  • Dal 1° gennaio 2025: le grandi imprese non quotate che superano almeno due di questi tre criteri: 250 dipendenti, €25 milioni di attivo, €50 milioni di ricavi.
  • Dal 1° gennaio 2026: le PMI quotate, alcuni enti creditizi e assicurativi.
  • Dal 1° gennaio 2028: imprese con capogruppo extra-UE che generano oltre €150 milioni di ricavi in UE.
Sono esenti le microimprese, i prodotti finanziari e la Banca d’Italia. Le microimprese sono quelle con meno di 10 dipendenti, un fatturato inferiore ai €900.000 e con un attivo sotto i €450.000.

Cosa cambia con Omnibus?

In risposta alle difficoltà riscontrate dalle imprese per quanto concerne la rendicontazione, nel febbraio del 2025 la Commissione Europea ha presentato il pacchetto Omnibus. Tale iniziativa nasce con l’obiettivo di semplificare gli adempimenti previsti per le imprese, limitando l’obbligo alle grandi imprese con più di 1.000 dipendenti che presentano anche un fatturato superiore a 50 milioni di euro oppure un attivo patrimoniale oltre i 25 milioni. Questa misura restringerebbe notevolmente il campo di applicazione, escludendo circa l’80% delle aziende oggi coinvolte negli obblighi di sostenibilità. Per le imprese escluse dal nuovo obbligo saranno introdotti requisiti su base volontaria basati sullo standard VSME.

Come si redige un bilancio di sostenibilità?

Come anticipato, migliaia di imprese sono chiamate dalla CSRD a integrare la sostenibilità nella propria strategia, rendicontando non solo il proprio impatto ambientale, ma anche i rischi e le opportunità ESG che influenzano il loro modello di business. Di seguito sono illustrati i principali passaggi per redigere il bilancio di sostenibilità.

1. Impegno della direzione aziendale

La base di ogni report di sostenibilità solido è il coinvolgimento attivo dei vertici dell’azienda. L’impegno della direzione non solo garantisce le risorse necessarie, ma dimostra anche la volontà dell’organizzazione di integrare la sostenibilità nella strategia aziendale.

2. Mappatura degli stakeholder

Un bilancio di sostenibilità efficace deve riflettere le esigenze e le aspettative dei soggetti coinvolti nelle attività aziendali. È quindi essenziale mappare gli stakeholder interni ed esterni (dipendenti, clienti, fornitori, comunità locali, istituzioni, investitori) e attivare un dialogo strutturato con loro. Questo può avvenire tramite consultazioni, sondaggi, questionari, focus group o incontri diretti, al fine di raccogliere indicazioni utili sui temi ritenuti più rilevanti.

3. Analisi di materialità

L’analisi di materialità è il passaggio fondamentale nella rendicontazione di sostenibilità. Questa consente di individuare i temi ambientali, sociali e di governance più significativi per l’organizzazione e per i suoi stakeholder. Nel contesto della CSRD, il principio della doppia materialità assume un ruolo centrale, secondo cui vanno considerati:
  • gli impatti significativi dell’impresa sull’ambiente e sulla società (materialità d’impatto).
  • i rischi e le opportunità ESG che influenzano le performance finanziarie dell’organizzazione (materialità finanziaria).
La doppia materialità è un elemento essenziale per garantire che la rendicontazione di sostenibilità sia completa e trasparente.

4. Definizione degli obiettivi e dei KPI

Per rendere il bilancio di sostenibilità uno strumento realmente utile alla pianificazione strategica, è necessario definire gli obiettivi dell’azienda. Questi devono essere specifici, misurabili, raggiungibili, rilevanti e programmabili. Stabilire indicatori di performance (KPI) precisi consente di monitorare i progressi e rendere più credibile il report di sostenibilità, oltre a soddisfare i requisiti di tracciabilità previsti da alcuni standard di rendicontazione.

5. Raccolta e analisi dei dati

Una rendicontazione non finanziaria affidabile si basa su dati concreti. È fondamentale strutturare un sistema interno di raccolta e monitoraggio dei dati. Le informazioni raccolte devono poi essere analizzate per identificare tendenze, confronti con obiettivi prefissati e aree di miglioramento.

6. Scelta dello standard di rendicontazione

Per assicurare trasparenza e confrontabilità, è opportuno adottare un framework riconosciuto per la rendicontazione di sostenibilità. Tra gli standard principali di riferimento vi sono:
  • ESRS: previsti dalla CSRD e necessari per assicurare la conformità del bilancio alla normativa europea.
  • VSME: standard volontario sviluppato da EFRAG per facilitare la rendicontazione per le PMI nell’Unione Europea.
  • Global Reporting Initiative (GRI) Standards: il riferimento più popolare sul piano internazionale per quanto concerne la rendicontazione non finanziaria.
  • Sustainability Accounting Standards Board (SASB) Standards: particolarmente vantaggiosi per le organizzazioni che desiderano confrontarsi in modo chiaro con i propri pari all’interno del settore, facilitando un benchmarking accurato.

7. Coinvolgimento degli stakeholder e comunicazione del report

Dopo la redazione è importante attivare canali efficaci per diffondere il proprio report di sostenibilità tra gli stakeholder e raccogliere feedback utili. Una comunicazione trasparente rafforza la fiducia, favorisce la partecipazione attiva degli stakeholder e migliora la qualità delle future rendicontazioni.

I vantaggi del bilancio di sostenibilità

Anche quando non è legalmente obbligatorio, sono moltissime le aziende che scelgono di redigere un report di sostenibilità. Questo avviene per una serie di motivi: 1. Maggiore trasparenza e conseguente miglioramento della propria reputazione aziendale. Infatti, la rendicontazione di sostenibilità consente alle imprese di dimostrare il proprio impegno verso la sostenibilità e la responsabilità d’impresa in maniera misurabile e concreta. 2. Accesso facilitato a bandi e finanziamenti. Il miglioramento del proprio rating ESG può anche rendere le imprese più appetibili per gli investitori. 3. Maggiore visibilità e possibilità di essere selezionati come fornitori da aziende orientate (o costrette) a mantenere una supply chain sostenibile e responsabile. 4. Riduzione di costi e consumi conseguente ad una migliore gestione dei processi aziendali. 5. Rafforzamento dell’employer branding e maggiore attrattività verso candidati competenti, motivati e sensibili ai temi ESG.